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Economia e lavoro | 20 aprile 2019, 07:05

Torinesi tartassati: soltanto a Roma si paga di più tra Imu, Tari e Irpef. E ora si torna a salire

E' soprattutto la tassa legata alla casa a tracciare il solco tra il capoluogo piemontese e le altre metropoli. Dopo tre anni di stop, le aliquote hanno ripreso a salire sotto la Mole

Torinesi tartassati: soltanto a Roma si paga di più tra Imu, Tari e Irpef. E ora si torna a salire

Torinesi tartassati o no? Secondo l'ultimo studio effettuato su scala nazionale dal Servizio politiche territoriali della Uil, stiamo meglio di una metropoli come Roma, ma stiamo peggio di Milano, così come di Genova o Napoli

Lo dicono alcuni dati, in particolare: innanzitutto il "gettito medio pro capite", che per Torino arriva a 1952 euro, sommando voci come Imu/Tasi (tassa legata alla casa), addizionale Irpef e Tari (tassa rifiuti). Una cifra decisamente inferiore a quella della Capitale (2.267 euro), ma sopra i 1.923 euro che si pagano all'ombra della Lanterna, oppure i 1.888 euro che pagano i cittadini della Madonnina e i 1.791 in terra partenopea.

Sempre secondo la media, Roma viaggia "comodamente" in testa in tutte le tre categorie di tassa locale considerate, mentre Torino paga meno Imu/Tasi di Milano (1.333 contro 1.321: non una differenza abissale, diciamo il prezzo di una pizza e birra), ma più di Napoli e Genova. Sull'addizionale Irpef, è Milano a rimanere in fondo alla classifica, mentre alle spalle di Roma la città della Mole è alla pari con il capoluogo ligure e con quello campano (352 euro). Infine, alla voce Tari, i 279 euro di Torino la collocano alle spalle di tutte le altre. Insomma, a incidere è soprattutto la disparità dal punto di vista dell'Imu/Tasi, il cui peso specifico orienta i piatti della bilancia in maniera decisiva.

Ma accanto ai numeri "puri" anche le tendenze influenzano la percezione che i cittadini hanno della propria posizione da contribuenti. E proprio i responsabili dell'ufficio studi della Uil fanno notare come - dopo tre anni dal blocco degli aumenti delle aliquote delle imposte e tasse locali - è proprio da quest’anno che ritorna la facoltà di manovrare di nuovo la leva fiscale a livello locale.

E se sul versante delle Regioni non sono stati apportati aumenti di aliquote, diversa e variegata è la situazione per quanto riguarda le tasse comunali (anche se prima di tirare le conclusioni bisogna attendere la fine del mese, visto che l'ultima proroga ha fissano nel 30 aprile il termine utile per l'approvazione dei bilanci previsionali 2019 per i Consigli comunali.

A oggi, però, non si registrano molti aumenti per quanto riguarda l’Imu/Tasi, mentre i "municipi" preferiscono agire di più sul versante delle Addizionali Comunali Irpef, mentre è più variegato il quadro che riguarda la TARI (Tassa Rifiuti). Per quanto riguarda le Città capoluogo, non sono molte quelle che hanno apportato modifiche, perché la stragrande maggioranza aveva già portato il livello della tassazione al massimo, prima del blocco triennale delle aliquote.

Sul fronte Imu, sono 28 i Comuni che hanno rimodulato le aliquote al rialzo. E tra queste, purtroppo, c'è anche Torino: alcune aliquote sono salite, in particolare l’aliquota sulle case affittate a canone concordato (dal 5,75 per mille al 7,08 per mille), mentre, quella a canone libero, dal 8,6 per mille al 9,6 per mille.
Di segno opposto, per esempio, le scelte fatte a Firenze, dove l’aliquota per le case affittate a canone libero scende dal 7,6 per mille al 5,7 per mille; mentre a Grosseto e Pavia scende rispettivamente dall’8,6 per mille all’ 8 per mille e dal 10,6 per mille al 9,6 per mille.

Se si parla di addizionale comunale Irpef, invece, si possono incontrare maggiori margini di aumento. Su 2.352 Comuni, che hanno comunicato le loro scelte, 250 di essi (il 10,6% del totale) ha scelto di aumentare le aliquote e di rimodulare le esenzioni abbassandone la soglia. Tra i Comuni che hanno scelto di non ritoccare le aliquote, ma solo perché erano già al massimo.

Infine, il terzo parametro è quello della Tari. Su 54 città capoluogo analizzate, 24 hanno aumentato la tariffa rifiuti, 18 l’hanno diminuita e 12 hanno mantenuto inalterate le tariffe. E Torino rientra nella prima categoria, anche se con una variazione inferiore al punto percentuale (+0,7% pari a circa 2 euro).

"Non più tardi di ieri l’Ocse - commenta Ivana Veronese, segretaria confederale UIL - ha lanciato l’allarme sull’enorme carico fiscale che grava sulle buste paga comprese le tasse locali. Se il buongiorno si vede dal mattino non c’è da stare tanto allegri. Dopo tre anni di blocco delle imposte locali vi è una ripresa ad aumentare la pressione fiscale a livello locale".

"Occorre dare una “scossa” alla nostra economia - rincara la dose Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil – e l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni. La riforma del fisco, continua Barbagallo, di cui tanto si parla in questi giorni, deve partire da un punto chiaro e ben preciso: meno tasse, a tutti i livelli, su salari e pensioni, per rilanciare il potere d’acquisto".

Massimiliano Sciullo

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