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torinoggi.it | 25 settembre 2018, 06:41

In 100 con un libro in mano per salvare la biblioteca, ma il preventivo del Comune è di 770 mila euro [FOTO]

Ieri pomeriggio i cittadini di Mirafiori Sud hanno organizzato un presidio contro la chiusura della Biblioteca Mirafiori. La consigliera comunale Monica Canalis: "Chiederò in Città metropolitana lo spostamento di due classi dal Levi al Salvemini"

In 100 con un libro in mano per salvare la biblioteca, ma il preventivo del Comune è di 770 mila euro [FOTO]

C'erano tutti i più affezionati anziani del quartiere al presidio di ieri pomeriggio in via Coggiola, di fronte all'istituto comprensivo Salvemini. Ognuno teneva tra le mani un libro preso dagli scaffali di casa, dai grandi classici ai più recenti thriller. E quando i bambini della scuola primaria sono usciti al suono della campanella, ad accoglierli hanno trovato tanti volumi colorati pensati apposta per le prime lettura della loro età.

Un'azione per dire "no" alla chiusura del servizio della Biblioteca Mirafiori, prima ospitata all'istituto Primo Levi di corso Unione Sovietica, e costretta a trasferirsi per necessità di allargare gli spazi didattici. E per la quale si cercano ancora adesso soluzioni alternative, valutando gli spazi a disposizione sul territorio.

La consigliera comunale Monica Canalis, presente al presidio, già da mesi si è presa a cuore la faccenda, arrivando a proporre l'insediamento della biblioteca nell'istituto Salvemini, in gran parte abbandonato. Ieri ha mostrato ai cittadini - tra cui l'ex preside Luciano Camarda - il preventivo proposto dall'assessorato alla cultura e dalla direzione dei servizi culturali: la cifra totale per il trasferimento ammonta a circa 770 mila euro e comprende tutti gli interventi edili necessari al ripristino di normali condizioni strutturali.

Nell'elenco figurano il rifacimento dei servizi igienici nei vari piani e dei pavimenti nei corridoi e nelle aule, la sostituzione dei serramenti esterni e della copertura piana. A questo si aggiunge il discorso della prevenzione incendi, adeguando le normative al nuovo utilizzo dell'edificio come biblioteca con il coinvolgimento di Iren. 

Un prospetto giunto alla Canalis lo scorso venerdì, al termine di un lungo percorso istituzionale. "Dopo la mia interpellanza del 13 aprile e una commissione comunale il 31 maggio, questa è la descrizione dell'adeguamento presentato dagli uffici. Più passa il tempo, più si rischia che l'amministrazione pensi che ormai il quartiere si sia abituato all'assenza del servizio". 

La consigliera si prepara quindi a chiedere chiarimenti a Palazzo Civico, e nel frattempo fa una proposta: "Proviamo a considerare il problema dal punto di vista di Città metropolitana. Chiederò la possibilità di togliere due classi dall'istituto Levi e spostarle al Salvemini, risistemando lì la biblioteca". 

Per le altre ipotesi ventilate nei mesi scorsi, quella del punto lettura in via Negarville, nei locali sopra l'ex anagrafe, dalla Circoscrizione 2 arriva il rifiuto categorico. "Quegli spazi sono destinati ad attività legate ai servizi sociali", spiega il coordinatore Vincenzo Camarda. "E' già stata predisposta una manifestazione d'interesse per creare un polo di associazioni attive in questo campo". 

E se si residenti da un lato sperano nel lieto fine, dall'altro lo sconforto è tanto. "Ci stanno togliendo tutto", è il commento più diffuso. E si riferiscono anche ad altri servizi venuti meno: oltre all'anagrafe, anche la piscina E13, chiusa da oltre un anno e per la quale si attiverà una macchina simile a quella messa in moto per la biblioteca. "Mirafiori non è morta, diamole dignità valorizzando il suo potenziale", incita la presidente della Due Luisa Bernardini

"La biblioteca era un luogo di aggregazione - spiega Maria Angeli, membro del comitato Mirafiori Borgata - e noi anziani, grazie ai libri, abbiamo arricchito la nostra cultura e ci siamo conosciuti tra di noi". E sulla proposta comunale di avviare un "bibliobus" per il prestito itinerante, la risposta è fin troppo chiara: "Ci serve un luogo di aggregazione, noi quello non lo vogliamo". 

Manuela Marascio

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