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Fashion | 30 giugno 2019, 06:00

Giovanni Luigi Bordone, uno stile senza confini

Giovanni Luigi Bordone , saviglianese doc classe 1980, ha iniziato la sua carriera a 24 anni ed ora è brand Ambassador per Scabal (pregiata azienda Anglo-Belga di tessuti di lusso).

Giovanni Luigi Bordone, uno stile senza confini

Giovanni Luigi Bordone , saviglianese doc classe 1980, ha iniziato la sua carriera a 24 anni ed ora è brand Ambassador per Scabal (pregiata  azienda Anglo-Belga di tessuti di lusso).

Eletto nel 2016 "M ost Stylish Real Men (uomo più elegante del mondo) dalla rivista bgfashion.net appare spesso su riviste di moda, ultimamente l'abbiamo visto su Elle China . La sua concezione personale di stile è stata riconosciuta e apprezzata da molte istituzioni, tra cui la BBC , Al Jazeera , molti blog di lifestyle e di moda più una mezza dozzina di università nelle quali regolarmente tiene lezioni e seminari.

Ha vestito primi ministri, ambasciatori, icone della moda e stelle del calcio e dello sport Calvin Klein , David Beckham, Cristiano Pelle’, Tinie Temper (che grazie a lui vinse uomo meglio vestito nel 2012 da GQ), Kenneth Branagh, Jeremy Irons , Sean Rad, Rowan Atkinson , Dominique West, He Jiong, Li Jian e Jiang Wu, nonché sceicchi del Medio Oriente, magnati russi e nigeriani ed altre figure prestigiose in tutto il mondo.

Cosa ci fa un Saviglianese doc in Cina? O meglio come sei arrivato lì?

Sono originario di Savigliano. Ho studiato in a Modena dove mi sono laureato all'università in Economia. Dopo la laurea ho lavorato per circa un anno a Torino e ad inizio anni 2000 ho cominciato a maturare l’idea di trasferirmi in China dove oltre tutto vi era un incredibile boom economico. Un po’ per questo, un po’ per curiosità ed un po' anche perché avevo paura di costruirmi una vita monotona, nel 2005 mi sono trasferito in Cina, con grande stupore di amici e famigliari che faticavano a capire la mia scelta.

Se dovessi analizzare tutte le decisioni che hai preso, quali ritieni essere le migliori?

Una è stata sicuramente quella di trasferirmi in Cina per lavoro quando avevo 24 anni e l'altra è stata quella di lasciare la PriceWaterHouseCoopers (una delle quattro più grandi aziende al mondo di revisione di bilancio e consulenza legale e fiscale ndr.) per andare a lavorare in un'azienda tessile semi-sconosciuta. Tutti pensarono che fossi pazzo all'epoca, d’altronde avevo il lavoro che tutti desideravano..

Ho anche preso diverse decisioni sbagliate di cui non mi pento, ora ho più materiale da discutere con i miei figli" (ndr. ride).

Andiamo per gradi, com'è cominciata la tua carriera?

Ho iniziato la mia carriera in PriceWaterHouseCoopers, un'azienda americana incredibile ma il lavoro era troppo serio, non riuscivo ad esprimere nulla della mia creatività. Ricordo un evento in particolare: un giorno il mio senior manager mi disse "l'ufficio non è una passerella". In quel preciso istante mi resi conto che non ero nel posto giusto. La moda era il mio habitat naturale ma, fino ad allora questa non aveva ancora avuto un ruolo significativo nella mia vita.

Dopo tre anni di Cina avevo bisogno di un cambio allora con la mia ragazza del tempo abbiamo deciso di prenderci un anno sabbatico di svago e divertimento in Australia. Sole, mare, relax... tac, rimasta in cinta dopo un anno. Allora abbiamo deciso di trasferirci a Londra dove lei è originaria e qui di avere la nostra prima figlia Nyela. In Londra ho iniziato a lavorare per Ermenegildo Zegna, casa di moda a cui devo moltissimo e che mi ha insegnato tantissimo nel mondo del su misura. Nel frattempo  ho aperto un'azienda di pochette da uomo, piu’ per passione che per denaro, la prossima collezione sara’ con un amica artista saviglianese Sara Bertino.

Avevo una passione per la moda ma non ero ancora accademicamente formato in questo ambito per cui ho deciso di fare un master sulla gestione delle aziende di lussso e di trasferirmi da Burberry che mi garantiva il necessario tempo per approfondire i miei studi pur lavorando a tempo pieno. Non ho visto la luce del sole per due anni ma se adesso insegno all’università è grazie a quella scelta e a tutti quei sacrifici. La cosa che mi spinse a fare un master è stata la passione per quello che facevo e non il possibile incremento salariale che potevo avere a fine corso. Consiglio a tutti di inseguire i propri sogni, non i soldi. I soldi eventualmente arrivano ma non sono il fine ultimo. Zegna, Burberry ed ora la Scabal mi hanno aiutato a scoprire il mondo e a diventare un ometto, con queste aziende ho lavorarato da Dubai all’Arabia Saudita, dal Kyrgyzstan alla Korea, Giappone, Bangladesh, India oltre ovviamente a mete classiche in Europa (Francia, Svizzera, Germania, Belgio...) fino poi a fermarmi tre anni fa a Shangai permanentemente per lanciare l’azienda nel mercato cinese.

Adesso vivi in pianta stabile a Shangai, c'è qualcosa che non ti piace della Cina?

"Direi il fatto che mi manca la possibilità di fare sport outdoor come facevo in Inghilterra o in Australia. Non ci sono molti posti dove poter correre all'aperto e anche quando è possibile, il clima e l'alto tasso di inquinamento lo rendono difficile. Non c'è questa cultura di nuotare nei laghi o nei fiumi o al mare, questa è la cosa che patisco di più. E poi ovviamente i costi proibitivi della vita per gli stranieri, affitto, scuola e cibo non aiutano. Quando torno in Europa tutto sembra essere “ a but pat”.

 

In che cosa, secondo te, ci supera la Cina?

Mi spiace dirlo, però ci supera in moltissime cose. C'è una fortissima attitudine al lavoro, al buttarsi per cogliere le occasioni e al fare sacrifici. Loro ogni anno sono sempre più ricchi mentre noi italiani sempre più poveri e questo nel lungo periodo ha un effetto devastante sul morale della popolazione. Noi siamo molto ben abituati ed agiati, e indubbiamente non abbiamo la stessa propensione al sacrificio dei nostri nonni. I cinesi al momento sono come i nostri nonni... A riguardo consiglio la lettura del libro del mio amico Alberto Forchielli “muovete il c_ _o”.

Un'altra cosa che ci manca è la visione. I cinesi hanno una visione del mondo di lungo periodo. Stanno affrontando a livello globale le sfide che il nostro tempo ci sottopone.

Noi in Italia siamo focalizzati su piccole cose come i clandestini o i matrimoni gay, invece in Cina il governo affronta tematiche reali tipo competitività di lungo periodo, 5G, intelligenza artificiale.... Chi dominerà questi settori dominerà il mondo. Io penso che in Italia tutti questi dibattiti sui clandestini o su tematiche del genere sia tutto fumo negli occhi per mascherarci un ritardo cronico e irreversibile nei confronti delle altre nazioni.

Contestualizzando: per arginare il problema dei clandestini bastano 20 navi militari e qualche centro di accoglienza, per innovare nel settore dell’intelligenza artificiale e battere la Silicon Valley o i tech-park cinesi... 

 

In cosa noi superiamo loro?

Ovviamente li superiamo nel senso artistico, nel design, loro sono un popolo nuovo che ha poca cultura rispetto a noi. Anche se hanno 4000 anni di storia, l’hanno distrutta tutta dalla rivoluzione culturale in poi per cui è come se ripartissero da zero, sono un popolo sostanzialmente senza cultura classica o senso estetico.

Noi italiani abbiamo tutto, bellezza, arte, paesaggi, e un senso estetico e del design che nessuno a livello mondiale possiede nella stessa quantità. Ma queste caratteristiche che abbiamo se non le sappiamo valorizzare e coltivare andranno lentamente scemando. 

Abbiamo i migliori designer del mondo, case di moda che tutti ci invidiano, design, macchine di lusso, mobili di lusso e questo dovrebbe andare di pari passo con la crescita economica del paese che invece ristagna da 20 anni. Se i cinesi governassero l’Italia da adesso in poi l’economia nel 2020 crescerebbe almeno del 3%. Loro trovano sempre modi per crescere. Tutti devono sempre tenere a mente che i soldi non mancano, quello che manca è la visione.

 

Se ne avessi l'occasione torneresti a vivere in Italia?

Penso di sì ma non sarebbe facile. Tornare a vivere in un contesto mono-culturale e talvolta bigotto non è mai facile. Il mio stile di vita sarebbe costantemente criticato. Amo l’Italia è qui si vive benissimo, a parte lavori con salari decenti non manca davvero nulla, sole, mare, montagna, cibo, aperitivi, arte, cultura, qualità della vita... ma non so se per una famiglia come la nostra ci sia molto spazio in Italia.

Famiglie come la mia brillano in certi contesti. Mia moglie è inglese di discendenza bengalese, io un matto che prende 5 aerei alla settimana, i miei figli che parlano l’italiano solo come terza lingua (dopo inglese e cinese).. non so se avremmo molto spazio nella società italiana. Voglio reiterare che dove noi viviamo, NOI siamo la normalità. Vedremo ma per adesso stiamo bene in Asia. 

 

China, Australia, Inghilterra, Dubai, Arabia Saudita, Francia, Uganda, Nord Corea... hai girato il mondo, cosa ti è rimasto da tutto questo viaggiare? 

Ho capito che in questo mondo ci sono troppi manager e non abbastanza persone con buon senso, intelligenza emotiva e un senso estetico sviluppato.

Ho viaggiato e viaggio tuttora in tutto il mondo spiegando alle persone che giudichiamo sempre i libri dalle loro copertine. Quindi è fondamentale presentarsi al meglio, saper parlare correttamente, vestirsi bene, avere delle buone maniere e sfoggiare sempre il meglio di noi stessi. Questi aspetti, spesso sottovalutati, hanno la capacità di portarti lontano nella vita. Non importa chi tu sia. Gli insegnamenti delle nostre nonne andrebbero rivalutati.

 

Un'ultima domanda: hai ancora dei sogni nel cassetto?

Certamente! Guai a non averne!  Vorrei avere un 4° figlio, anche se mia moglie ha già ampiamente scartato l'idea, diventare un oratore di TED Talks , trovare un equilibrio tra vita lavorativa e vita familiare lavorando max 20 ore alla settimana, portare avanti un nuovo concetto di moda, iniziare un dottorato di ricerca e un giorno scrivere un bel libro su tutte quelle cose che ho fatto ma di cui purtroppo non posso mai dire nulla! Per quest’ultimo forse dovrò aspettare la pensione.. per il resto no però!

"Lo stile è una forma d'arte e voglio studiarlo, osservarlo e trasformarlo." (Giovanni Luigi Bordone)

 

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