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Economia e lavoro | 03 luglio 2019, 17:19

Doccia fredda da Bluecar: entro il 2019 chiude lo stabilimento di Bairo

Chiarle (Fim): "Ancora 200 vetture elettriche e poi per 47 lavoratori sarà finita la produzione. La Regione cosa fa?". Conferme anche da Pininfarina. Mancino (Uilm): "Colpo duro per il Canavese, non ci arrendiamo". Lazzi (Fiom): "Un'altra sassata all'economia del territorio"

Doccia fredda da Bluecar: entro il 2019 chiude lo stabilimento di Bairo

L'allarme aveva cominciato a risuonare circa un mese e mezzo fa, quando i sindacati avevano condiviso il timore che - mentre a Torino si parlava sempre di più di auto elettrica - l'unica presenza già consolidata in questo ambito potesse presto chiudere i battenti. I riflettori si erano così accesi su Bairo, dove sorge lo stabilimento che BlueCar ha utilizzato per la produzione di auto elettriche. Proprio come quelle che percorrono anche le strade di Torino. Sono 47 i lavoratori coinvolti direttamente e oggi è arrivata la doccia fredda.
Dopo l'incontro tra BlueCar e Pininfarina, che ha concesso la struttura con la formula dell'affitto di ramo d'azienda, oggi l'azienda ha incontrato i sindacati e l'esito è stato il peggiore possibile. "BlueCar ci ha comunicato la cessazione attività produttiva di auto elettriche a Bairo per fine anno - dice Claudio Chiarle, segretario provinciale Fim Cisl -. Ancora circa 200 vetture e per i 47 lavoratori sarà finita la produzione".

Tempi che, purtroppo, coincidono alla perfezione con quelli che erano stati analizzati a metà maggio. Quando la stessa Pininfarina aveva confermato il 30 giugno 2019 come termine ultimo per la disdetta di un contratto che, altrimenti, avrebbe potuto andare avanti fino al 31 dicembre 2022 con il gruppo Bolloré.

"Non ci sono stati sviluppi e forse la stessa azienda non è stata messa nelle condizioni di andare avanti - prosegue Chiarle -. C'è però da non disperdere un patrimonio importante nel settore dell'elettrico rappresentato da uno stabilimento in grado di produrre un migliaio di auto all'anno e con una cinquantina di lavoratori formati ed esperti. Se davvero ci sono cordate e progetti di imprenditori che vogliono puntare sull'auto elettrica, speriamo si ricordino di Bairo".

E un pensiero va anche ai nuovi interlocutori istituzionali. "Dove sono Cirio e l'Assessore al Lavoro? - incalza il segretario Fim -. Stanno perdendo l'unica, per ora, produzione di auto elettriche. Chiediamo alla nuova politica di non ripetere a pappagallo ciò che già sappiamo sul futuro dell'auto, ma di avere una politica industriale attiva e non a posteriori. E chiediamo a Pininfarina di farsi carico dei lavoratori".

"L'ad di BlueCar ci ha comunicato la decisione del disimpegno da Bairo - dice Alberto Mancino, segretario Uilm Canavese - il rapporto continua fino al 31 dicembre, secondo gli accordi per le ultime 150-200 vetture. Dicono che le batterie che producono loro vanno bene solo per il car sharing e non per le vetture normali e avendo loro esaurito le commesse con Parigi, Singapore, Indianapolis, Los Angeles oltre a Torino, al momento non possono tenere in piedi il rapporto. Stanno dirottando quel tipo di batterie verso i bus elettrici, ma si parla di un orizzonte di diversi anni. Per noi è un problema occupazionale che riguarda Pininfarina, visto che i dipendenti sono loro: bisogna capire cosa faranno questi dipendenti, magari in vista della Battista, nuova vettura elettrica all'orizzonte. Faremo sentire la nostra voce, anche perché il Canavese soffrirebbe in maniera particolare. Abbiamo già chiesto un incontro".

E da Fiom è Edi Lazzi, segretario provinciale, a commentare: "Un’altra sassata all’economia del nostro territorio. Continuano a chiudere le aziende, continua l’uso degli ammortizzatori sociali e il settore dell’automotive è in stato comatoso. Perdere ciò che si ha non è certo un buon segnale, ci stiamo avvitando in una spirale senza fondo. Non abbiamo più tempo: chiediamo alle istituzioni di convocare urgentemente un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le associazioni delle imprese per fare il punto della situazione e decidere insieme cosa è necessario fare per intervenire, ognuno per il ruolo che ricopre, per fermare una crisi che rischia di essere irreversibile".

Intanto, la conferma arriva anche da una nota ufficiale di Pininfarina: "L’Azienda ha appreso la decisione del Gruppo Bolloré di chiudere il 31/12/2019, in anticipo rispetto al termine del 31/12/2022, le attività di produzione di vetture nello stabilimento di Bairo, come peraltro previsto dal contratto di affitto di ramo d’azienda. Si sottolinea che l’accordo siglato a suo tempo tra Pininfarina ed il gruppo Bolloré ha consentito continuità alle attività produttive di Bairo per nove anni nonostante le congiunture avverse. Rimanendo inalterate le condizioni di mercato che nel 2010 portarono Pininfarina ad abbandonare la produzione per conto terzi, l’Azienda si attiverà in tutte le sedi per gestire il nuovo scenario".

Intanto, in serata è arrivata anche la replica dalla Regione. "Su BlueCar la Regione Piemonte farà la sua parte - dice l’assessore al Lavoro, Elena Chiorino -. Abbiamo appreso in queste ore la situazione e, in accordo con il presidente Cirio, mi sono immediatamente attivata per approfondire quanto sta avvenendo. Convocheremo nel più breve tempo possibile un tavolo di confronto fra associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali. Non solo per questo caso concreto, ma anche più in generale per l’automotive piemontese, una realtà da difendere per l’alto contenuto di innovazione, che deve rimanere torinese. L’automotive elettrica è avamposto di tecnologia, un segmento essenziale della nostra identità industriale e per difenderlo è necessaria la massima concordia e un rinnovato patto sociale ed economico”.

“Curioso - conclude l’assessore - che chi fa il sindacalista da 20 anni accusi chi è al governo da 20 giorni. Comunque sia, la Regione le idee sulle politiche industriali le ha chiare ed è al lavoro dal primo giorno. Invito tutti ad abbandonare ogni polemica, soprattutto se strumentale, e ad unire le forze della produzione, del lavoro e della politica, mettendo in campo tutte le energie per difendere produzione e occupazione piemontese”.

Massimiliano Sciullo

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