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Il Punto di Beppe Gandolfo | 10 febbraio 2020, 07:00

Cibo avanzato al ristorante? Portiamolo a casa

Cibo avanzato al ristorante? Portiamolo a casa

“Hai gli occhi più grandi della bocca” diceva mia mamma per sottolineare la mia golosità. La frase mi è tornata in mente l’ altra sera quando ho ordinato una frittura di pesce: era buonissima, ma – essendo sazio -  ne ho avanzata più di metà nel piatto. Mia moglie, con candore, ha chiesto al cameriere di metterla in un apposito contenitore e l’ ha portata a casa. L’ abbiamo gradita il giorno dopo.

Chiamatela “doggy bag” oppure “food bag”, non importa. E’ una moda esotica da imparare e importare in Italia, dove peraltro già c’ è “buta stupa”: la possibilità di portarsi a casa la bottiglia di vino, magari anche di pregio, avanzata al ristorante. 

Da noi c’è anche molta ritrosia nell’ approfittare della possibilità di portarsi a casa il cibo pagato e avanzato al ristorante. Ci vergogniamo.  Eppure i dati sugli sprechi alimentari sono impressionanti. Nel solo Piemonte più di 370mila tonnellate di cibo finiscono ogni anno dallo scaffale del supermercato o dal tavolo del ristorante direttamente nell’ immondizia. Un dato spaventoso. In Italia lo spreco alimentare vale circa 300-400 euro a famiglia, ogni anno.

Questa settimana a Torino si terrà il Festival del Giornalismo Alimentare, al Lingotto dal 20 al 22 febbraio. Lì sarà possibile firmare la petizione per rendere obbligatoria la “food bag”, la scatola che il ristoratore dovrebbe consegnare al cliente per portare a casa il cibo pagato e non consumato.  Aderiamo alla raccolta firme anche su “change.org”, ma soprattutto impariamo a chiedere la “food bag” al ristorante. E’ un nostro diritto, ma anche un modo per rispettare il cibo e l’ ambiente.

Beppe Gandolfo

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