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Sanità | 09 marzo 2020, 20:48

L'Ordine dei Medici di Torino preoccupato: "Medici e pediatri abbandonati a se stessi"

"Servono misure urgenti per tutelare dottori e pazienti"

L'Ordine dei Medici di Torino preoccupato: "Medici e pediatri abbandonati a se stessi"

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino ribadisce la richiesta già formulata nei giorni scorsi di tutelare i medici, per tutelare i pazienti e garantire l’assistenza.

Nelle ultime ore ci sono arrivate notizie di gravi carenze di dispositivi di protezione individuale in molti ospedali della Provincia di Torino, comprese le mascherine chirurgiche nei reparti a rischio.

Ribadiamo con forza che la tutela dei medici è in questo momento prioritaria. Proteggere gli operatori nell’esercizio del loro dovere è infatti necessario per proteggere la salute dei pazienti: ancor più da oggi, data la nuova disposizione regionale di non eseguire più i tamponi di routine ai sanitari asintomatici che hanno contatti stretti con pazienti affetti da Covid-19.

L’indicazione di ridurre drasticamente i tamponi ai medici con rischio medio di esposizione ci preoccupa notevolmente. Questi medici devono necessariamente essere protetti da dispositivi idonei perché potrebbero diventare essi stessi vettori dell’infezione.

L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino segnala la situazione di sofferenza e di abbandono in cui si trovano i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta nell’attuale emergenza sanitaria.

Medici di medicina generale e pediatri stanno infatti continuando a visitare i pazienti nel proprio studio, a contatto stretto, ma senza i dispositivi di protezione individuale necessari: per proteggersi, infatti, hanno a disposizione soltanto le mascherine fornite in modo non uniforme dalle Asl più di 10 giorni fa (in media una filtrante e 2-3 chirurgiche), il cui funzionamento è garantito per 8 ore al massimo. Non sono dotati di nessun altro di dispositivo di protezione, che sono introvabili e non acquistabili direttamente.

Un paradosso: il Dpcm emanato ieri, 8 marzo, raccomanda di limitare gli spostamenti ai casi strettamente necessari ma, per ritirare ricette e certificati di malattia, le persone sono obbligate a recarsi nello studio del proprio medico, uno dei luoghi in cui maggiormente c’è il rischio di diffusione del contagio e che in media ospita da 50 a 80 pazienti al giorno.

Chiediamo quindi alla Regione Piemonte e all’Unità di Crisi di autorizzare, per tutta la durata dell’emergenza, alcune deroghe straordinarie, in particolare alle norme stabilite dal Garante della privacy e dall'Inps, con l’obiettivo di ridurre l’afflusso delle persone negli studi:

-        consentire l’invio online delle ricette ai pazienti o ai loro delegati;

-        permettere di compilare con il solo dato anamnestico telefonico le certificazioni di malattia ai pazienti affetti da                   malattie delle vie respiratorie e di assenza dal lavoro per malattia del bambino;

-        raccomandare a tutti i medici di ricevere i pazienti su appuntamento;

-        consentire ai medici e ai pediatri di effettuare le riunioni di èquipe in videoconferenza.

Chiediamo con forza, inoltre, di fornire ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai medici di continuità assistenziale i dispositivi di protezione individuale necessari.  

Queste richieste hanno l’obiettivo di proteggere non soltanto i medici ma l’intero sistema sanitario: qualora infatti aumentasse ulteriormente il numero dei medici del territorio in quarantena, e con l’attuale difficoltà a reperire sostituti, l’intera medicina territoriale resterebbe sguarnita, provocando un massiccio afflusso della popolazione nei pronto soccorso ospedalieri.

comunicato stampa

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