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Cronaca | 30 aprile 2020, 07:36

Anche gli estetisti di Torino scrivono a Conte: "Presidente, venga nel mio centro. Vogliamo ripartire in sicurezza"

L'appello: "Con il decreto, a rischio imprese e addetti, oltre a stimolare l'abusivismo e il lavoro nero"

Anche gli estetisti di Torino scrivono a Conte: "Presidente, venga nel mio centro. Vogliamo ripartire in sicurezza"

"Sono un'estetista, un'artigiana che crea lavoro, produce benessere e rispetta le regole, sono una professionista che con disciplina e rigore mette la sicurezza al di sopra di ogni cosa". Comincia così la lettera aperta che gli operatori del settore torinesi (e non solo) stanno facendo girare in queste ore attraverso Internet e i social.

E' il testo della mail che è stata mandata come categoria all'indirizzo del premier Giuseppe Conte e che trova concordi anche gli operatori che lavorano nella città della Mole. 
Sul tavolo, ovviamente, la questione della riapertura, che sembra non inserire tra le attività prioritarie proprio quelle legate alla cura della persona. "Entrambi vogliamo offrire sicurezza - dice la lettera - e garantire a chi si affida a noi le migliori condizioni possibili". E ancora: "Nel mio mestiere avere cura dei particolari, usare attenzione ed evitare ogni tipo di rischio è fondamentale".

E tra le misure di prudenza già presenti, la lettera ricorda: "Appuntamenti una sola persona per volta, uso di dispositivi di protezione usa e getta come guanti, mascherine e gel igienizzante, sterilizzazione degli strumenti con l'autoclave medicale, igienizzazione delle persone e sanificazione degli ambienti e raccolta differenziata dei materiali utilizzati".

E conclude con un invito: "Venga nel mio centro. Venga a toccare con mano la qualità di quanto le ho spiegato. L'aspetto oggi stesso". Anche perché il rischio sta nei numeri, ribadisce la lettera: "Il suo decreto mette in grave pericolo 130mila imprese e oltre 263mila addetti, induce al lavoro nero e all'abusivismo".

redazione

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