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Cronaca | 30 aprile 2020, 07:07

I Buffoni di corte alzano la voce: "Fase 2? Il governo non considera le minoranze come i disabili"

In un video, la onlus torinese ha raccolto 814 persone che chiedono "Cosa farò domani?"

I Buffoni di corte alzano la voce: "Fase 2? Il governo non considera le minoranze come i disabili"

La protesta corre sul Web. Ed è sostenuta da quasi un migliaio di voci diverse, con l'obiettivo di arrivare fino a Roma, alle orecchie del governo. E' la campagna lanciata sul web dall’Associazione culturale I Buffoni di Corte Onlus, nata a seguito della presentazione del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile. Il governo Conte, nell’affrontare la fase 2 dell’emergenza Coronavirus, fornisce infatti indicazioni sulla ripresa delle attività di categorie maggiormente rappresentate sul territorio italiano, mentre non considera minimamente quelle categorie di minoranza, quali le famiglie, i bambini, gli studenti o le persone con disabilità.

“Sono più di tre milioni le persone che non sono state contemplate nelle misure prese e che, nella situazione contingente, non sanno cosa fare - spiega Luca Nicolino, presidente dell’Associazione I Buffoni di Corte -. A queste si aggiungono realtà come la nostra che non avendo indicazioni dal Governo, non sanno come programmare un piano di intervento adeguato, a breve-medio termine”.

I Buffoni di Corte, che contano circa 250 associati, sono impegnati ormai da molti anni sul territorio di Torino e provincia e propongono progetti educativi, ricreativi e formativi per persone con disabilità cognitiva e motoria, oltre ad essere punto riferimento per famiglie, volontari ed operatori del settore. 

“Sino ad ora ‘stare a casa!’ è stato un imperativo pesante per tutti - prosegue Nicolino -, ma ancor più difficile da accettare per alcune fasce sociali quali, ad esempio, le persone con disabilità cognitiva ed intellettiva che hanno dovuto sospendere improvvisamente le attività educative e ricreative svolte, talvolta con la difficoltà di comprenderne ed accettarne appieno la motivazione e le conseguenze. Persone vulnerabili - aggiunge - che rischiano, giorno dopo giorno, di regredire e di perdere sempre più le competenze acquisite, con impegno e fatica, dopo mesi o addirittura anni di lavoro. Attraverso il grido lanciato da 814 voci diverse che chiedono ‘cosa farò domani?’ - conclude Nicolino - con questa campagna video di protesta ci auguriamo di avere in tempi rapidi delle risposte da parte delle istituzioni, affinché si possa avviare al più presto una efficace progettualità di supporto alle persone con disabilità e alle loro famiglie”.

Il video completo si può vedere a questo link

redazione

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