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Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Scuola e formazione | 25 maggio 2020, 14:04

Il Politecnico di Torino progetta il futuro: da settembre entrerà in aula uno studente su quattro. "L'ateneo pagherà mascherine e dispositivi"

Open days online per le future matricole. Il rettore Saracco: "A tutti sarà garantita l'intera offerta con la didattica a distanza. E si stabiliranno delle turnazioni. Ai futuri ingegneri è affidata la progettazione della società di domani, dopo il Covid"

Il Politecnico di Torino progetta il futuro: da settembre entrerà in aula uno studente su quattro. "L'ateneo pagherà mascherine e dispositivi"

Uno studente ogni quattro, stabilendo delle turnazioni e garantendo l'intera offerta didattica tramite Internet. Il Politecnico di Torino guarda al futuro, un futuro che è orientato già al mese di settembre. Ed è pronto a fare fronte alle nuove necessità legate all'emergenza Covid.

"Da settembre potremo tornare a ospitare studenti al nostro interno, ma fino al massimo di un quarto", annuncia il rettore, Guido Saracco, in occasione degli Open days riservati agli aspiranti ingegneri, ma veicolata tramite Internet. "Ma garantiremo sempre una didattica in remoto, magari per quel 15% di studenti del nostro ateneo che sono stranieri o per quel 60% che vive comunque fuori dal Piemonte. Faremo un sondaggio per capire quanti vorranno venire in presenza, anche tra le potenziali matricole. In caso di grande richiesta, stabiliremo una turnazione. L'unica precedenza sarà data a chi è portatore di disabilità o di problemi di apprendimento. Inoltre abbiamo investito un milione di euro per avere riprese online in diretta per 60 aule e potremmo anche espandere questi investimenti, se necessario. Inoltre ci accolleremo le spese per i dispositivi di sicurezza: mascherine e tutto quello che servirà".

Open days solo in via digitale e ruolo di impatto sulla società
E se gli Open Days sono cominciati oggi (e sarà possibile visitare l'offerta formativa fino al 29 maggio), l'obiettivo è già piuttosto delineato. "Imprese, scuola, economia - aggiunge Saracco -: vogliamo che il nostro ateneo abbia un impatto sociale. Non è più pensabile fare università come abbiamo fatto in passato: oggi tutte le nostre missioni sono co-progettate con il mondo del lavoro, a partire dalla didattica, che sta cambiando pelle e sta diventando innovativa ponendo gli strumenti al centro del processo di apprendimento". 

Un ruolo che il Poli sta già interpretando in questo periodo: "Lo stiamo dimostrando già durante questa crisi per il Coronavirus - dice il rettore -, che ha snaturato anche la nostra comunità, impedendo di ospitare gli studenti all'interno delle nostre aule come è nella nostra natura. In questo periodo abbiamo contribuito a dare impulso alla ripartenza delle strutture produttive, ma anche di quelle sanitarie e delle scuole. Si rivolgono a noi, per esempio, le aziende che vogliono riconvertirsi alla produzione di mascherine ed è un esempio di come vogliamo avere un impatto. 
La didattica è garantita completamente in remoto, basato sui nostri server e tramite un software open source che miglioriamo e aggiorniamo costantemente. Crediamo che i nostri studenti saranno sempre di più, perché la domanda è crescente, in tutte le discipline, da parte del mondo del lavoro. Ecco perché lavoriamo per rafforzare la nostra offerta".

La missione per i ragazzi e la laura professionalizzante
"Siete fondamentali per capire come superare la crisi economica, crisi che già esisteva e sulla quale si è innestata la crisi del Covid - incita Saracco le aspiranti matricole di ingegneria e architettura -. E oggi le tecnologie di cui voi siete portatori stanno sconvolgendo la società, ma serviranno anche a progettare un futuro migliore, più sostenibile anche dal punto di vista etico, dove non si lascia indietro nessuno. Mentre ora la globalizzazione ha ampliato le differenze tra ricchi e poveri".

Grandi speranze sono affidate alla laurea professionalizzante (quella in Tecnologia della manifattura industriale, che entra nel suo secondo anno): "Il nostro Paese ha un gap, ovvero la capacità di offrire il percorso formativo che insegni il saper fare, oltre alle nozioni teoriche. Ecco perché la riproponiamo, per formare un sistema paragonabile a quello che si ha in Germania o in Francia, dove non si tratta di scelte di serie B rispetto all'ingegneria e all'architettura più classiche. Ma allo stesso modo dobbiamo innovare proprio le discipline più storiche, proprio per l'effetto delle nuove tecnologie". Con grande attenzione anche alle materie non strettamente tecnologiche: "Vogliamo offrire ai laureandi triennali un'offerta di discipline legate all'uomo, ma anche classi di problem solving portati da professionisti del mondo del lavoro e che non si risolvono con un'equazione algebrica o con una teoria scritta sui libri. Non esisterà una soluzione sola, perché per problemi complessi esistono una molteplicità di risposte. E poi bisogna imparare a lavorare in gruppo: si progredisce solo cooperando con persone che hanno competenze diverse tra loro. E in quest'ottica creeremo delle challenge, delle sfide: gli studenti proveranno a ideare qualcosa di nuovo, in maniera interdisciplinare e imparando a comunicarlo".

"Il Politecnico ospiterà eventi in cui convocherà la società, perché le nuove tecnologie vanno conosciute e non temute, per spiegare in che modo possono contribuire a costruire un futuro migliore. Ci vediamo a Torino, prima o poi", conclude Saracco.

Massimiliano Sciullo

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