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Il Punto di Beppe Gandolfo | 17 agosto 2020, 07:00

Un pugno nello stomaco a Ferragosto

Ho ricevuto la telefonata di Alberto, un caro amico: era da solo in corsia, aveva bisogno di parlare con qualcuno. E’ una delle tante conseguenze dell’emergenza Coronavirus

Un pugno nello stomaco a Ferragosto

Il giorno di Ferragosto ho ricevuto la telefonata di Alberto, un caro amico. Due giorni prima era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Per fortuna, perfettamente riuscito.

Quella telefonata mi è arrivata come un pugno nello stomaco. Alberto era solo in corsia, aveva bisogno di parlare con qualcuno.

E’ una delle tante conseguenze dell’ emergenza Covid-19. Le visite ai pazienti ricoverati in ospedale sono tuttora vietate. Giustamente. Per ragioni di sicurezza e per evitare pericolosi contagi. Ma pensate alla desolazione, alla solitudine di lunghe giornate trascorse in un letto, senza nemmeno il conforto di un po’ di compagnia di amici e parenti. 

La moglie di Alberto ogni giorno va ospedale, fino all’ ingresso dove lascia la borsa con effetti personali, giornali e poi se ne torna a casa. Gli tiene compagnia con lunghissime videochiamate.

La stessa cosa accade per i nostri cari anziani, ricoverati in Rsa. Ho raccolto testimonianze di figli che non vedono i loro genitori da mesi. Magari riescono a salutarli dal giardino mentre papà o mamma stanno dietro le finestre delle loro camerette. E i bambini ricoverati negli ospedali infantili? Stessa sorte. Per loro oltre il dramma della malattia, debbono affrontare la solitudine e la mancanza di affetti e di abbracci da parte di papà, mamma, fratellini o sorelline. Quanti nonni non vedono i nipotini da mesi.

Nessuna polemica. E’ giusto che sia così. La prevenzione di eventuali nuovi contagi è importante, decisiva specie per le fasce più deboli. Fa male però vedere tanto lassismo fuori, sulle spiagge, per strada, nei locali e la rigidità per chi è costretto in un letto.

In questi giorni che trascorriamo al mare, in montagna, in vacanza un pensiero vada anche a loro. Magari una telefonata, una videochiamata, può regalare un po’ di compagnia a chi deve aggiungere alla sofferenza della malattia anche il vuoto della solitudine.

Beppe Gandolfo

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