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Cultura e spettacoli | 17 settembre 2020, 16:01

Rivoli, incontro con Marco Bagnoli per l'inaugurazione della fontana del Castello

Marcella Beccaria e Pier Luigi Tazzi dialogano con l'artista, sabato 19 settembre dalle 17.30

Rivoli, incontro con Marco Bagnoli per l'inaugurazione della fontana del Castello

 

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza sabato 19 settembre dalle ore 17:30 la presentazione della fontana di Marco Bagnoli Cinquantasei nomi (1999-2000). Alle 18:00 segue la conversazione tra Marcella Beccaria, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Museo, l’artista Marco Bagnoli e Pier Luigi Tazzi, curatore dell’Atelier Marco Bagnoli.

L’artista accoglierà il pubblico di fronte alla sua opera – allestita all’esterno del Castello nell’antica vasca decagonale eseguita nel 1868 per celebrare l’inaugurazione dell’acquedotto della città di Rivoli – leggendo alcuni suoi scritti. La fontana, dalle cui 56 canne simili ai sottili fusti del bambù e alte cinque metri zampilla l’acqua, sono dipinte in blu e rosso e sono state realizzate in alluminio anodizzato con la sofisticata tecnologia del “polistirene perduto” (lost foam) che riprende in chiave contemporanea l’antico metodo della “cera perduta”, utilizzato per produrre le statue in bronzo.

“L’opera ideata da Bagnoli”, afferma Marcella Beccaria, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Museo, “si compone di canne disposte a ‘quinconce’, la configurazione a file parallele sfalsate di mezzo passo, simile al numero cinque nei dadi. Unità di misura adottata sin dal tempo degli antichi romani, il quinconce, in latino quincunx, corrisponde alla frazione 5/12, come indicato dalla parola stessa formata da quinque ‘cinque’ e uncia ‘oncia’, sottomultiplo che propriamente rappresenta la dodicesima parte di un’unità. Graficamente, il quinconce è dato dal ‘V’, cinque in latino, duplicato e capovolto all’angolo, così da formare la lettera ‘X’. Tuttora adottato in arboricoltura per disporre varie tipologie di piantagioni, lo schema geometrico del quinconce è riconducibile all’antichità più remota. Già usato secondo alcune ipotesi nei giardini di Babilonia e forse da Noè dopo il diluvio, il quinconce potrebbe persino discendere dalla disposizione delle piante nel Paradiso, che significa appunto giardino. Scientificamente, il quinconce è riscontrabile nella struttura di foglie, fiori e semi di numerose specie arboree. Applicazioni del quinconce comprendono la disposizione dei corpi militari presso i macedoni, i greci e i romani, e sono anche rintracciabili in alcune antiche strutture urbane, in architettura, in giochi a scacchiera, per arrivare al labirinto di Creta, come raccontato da Sir Thomas Browne in The Garden of Cyrus (Il giardino di Ciro), erudito testo sull’argomento pubblicato nel 1658. Intenzionalmente, l’opera di Bagnoli abbraccia la vertigine di questi infiniti riferimenti e la figura a X che struttura l’opera può essere interpretata in relazione alla formula SPAZIO X TEMPO che riassume l’intera ricerca dell’artista”.

L’evento proseguirà alle 18:00 nel Teatro del Museo dove Marcella Beccaria converserà con Marco Bagnoli approfondendo le tematiche alla base della sua ricerca artistica e di Cinquantasei nomi, anche in relazione alle opere parte della Collezione permanente del Museo. Nel corso dell’incontro Bagnoli leggerà alcuni scritti, mentre Pier Luigi Tazzi presenterà l’Atelier Marco Bagnoli a Montelupo Fiorentino, che ospita permanentemente le opere e l’archivio dell’artista, condividendo immagini poetiche realizzate dall’artista medesimo durante il recente lockdown. 

Parte della Collezione permanente del Museo, Cinquantasei nomi è stata allestita per la prima volta al Castello nel giugno del 2000 su commissione dell’allora Direttore Ida Gianelli e prodotta con il contributo di Dongo S.p.A. L’attuale restauro è reso possibile grazie al sostegno di Seda Group e Gianfranco D’Amato.

 

comunicato stampa

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