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Economia e lavoro | 14 ottobre 2020, 13:41

Le Cooperative mettono in mostra gli anticorpi: cala il fatturato, ma si punta a investire e modificare i propri prodotti

Soffrono soprattutto i giovani, ma solo il 13% teme di dover chiudere, contro il 35% delle imprese torinesi in generale. Gallina: "C'è capacità di reazione alle difficoltà"

Le Cooperative mettono in mostra gli anticorpi: cala il fatturato, ma si punta a investire e modificare i propri prodotti

La botta c'è, inesorabile. Ma il mondo delle cooperative sembra avere anticorpi più resistenti alla crisi da Covid. Lo dice la nuova indagine della Camera di commercio di Torino, che dopo un 2019 di "normalità" segna un 2020 di difficoltà, ma meno pesante che altrove.

Calano di numero (-3,1%) e in maniera trasversale tra i settori (imprese, persona o costruzioni), così come le tipologie, siano essere femminili, straniere o giovanili. Proprio le nuove generazioni, però (-7,1%) fanno vedere una contrazione più robusta. Erano 131 nel 2013, mentre ora sono 52. E se alcune sono "cresciute" di età, è evidente che manca un meccanismo di sostituzione e di turnover.

Ma oltre 4 imprese su 10 hanno proseguito l'attività durante la crisi sanitaria (soprattutto quelle legate a servizi indispensabili o alla sanificazione) e soprattutto, pur in un clima di pessimismo diffuso (73,5% rispetto al 37,7% del 2018), il 70% ha sviluppato piani strategici post emergenza, quasi una su due (47%) prevede investimenti nel settore del 4.0 e punta a migliorare prodotti e servizi nel 22% dei casi. Questo nonostante il 77,8% preveda cali di fatturato. Ma evidentemente è pronto a reagire.

"L'effetto Covid si è abbattuto su una situazione che già mostrava alcune difficoltà - commenta Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino -, ma ci sono aspetti che dimostrano come quello delle cooperative sia un settore più anticiclico degli altri. Il pessimismo è minore, nonostante i problemi, e rispetto al 35% delle aziende generali che temono la chiusura, nel mondo delle coop il dato è limitato al 13%. Un pessimismo dunque moderato rispetto ad altri settori che soffrono di più". "Se ci saranno le condizioni per lavorare - aggiunge Gallina - allora si potrà recuperare. Certe dinamiche sono state senza dubbio accelerate, a cominciare proprio dall'innovazione e dal 4.0".

"Speriamo in un rilancio nel 2021, per poter cogliere il rimbalzo che tutti ci auguriamo - dice Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte -, altrimenti tutti i sacrifici fatti fin qui sarebbero inutili. Il minor pessimismo è legato anche al maggior scambio di idee e ricerca di soluzioni da parte dei soci delle cooperative, dove la persona è ancora e sempre un valore aggiunto".

"È sempre più importante costruire reti, non solo tra persone, ma anche tra imprese e settori - aggiunge Gianni Gallo, presidente di Confcooperative Piemonte Nord - e ci viene chiesto sempre di più di puntare sull'innovazione. Su questo siamo sempre presenti". E sulle difficoltà dei giovani, "forse c'è poco ricambio, ma anche le difficoltà burocratiche a dare avvio alle imprese può essere un fattore che incide. Ma sono convinto che il mondo della cooperazione e il territorio in generale hanno sempre più bisogno di donne, stranieri e giovani".

Massimiliano Sciullo

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