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Sanità | 04 dicembre 2020, 19:03

Tra i vincitori della 'Call for Projects 2020' c'è anche progetto della Città della Salute di Torino

Al Webinar AriSLA di oggi sono intervenuti il Consulente del Ministro della Salute, Prof. Walter Ricciardi, il Responsabile scientifico AriSLA, Anna Ambrosini, e i ricercatori finanziati di Milano, Pavia, Padova, Torino, Trieste e Verona

Tra i vincitori della 'Call for Projects 2020' c'è anche progetto della Città della Salute di Torino

AriSLA, Fondazione Italiana di ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), annuncia il finanziamento di sette nuovi progetti selezionati con il Bando 2020, aperto la scorsa primavera per selezionare la migliore ricerca scientifica in Italia sulla SLA, gravissima malattia neurodegenerativa che nel nostro Paese colpisce circa 6000 persone e per la quale ad oggi non esiste una cura efficace.

Una notizia comunicata pochi minuti fa dal Presidente di AriSLA, Mario Melazzini, in occasione del Webinar Ricerca scientifica d’eccellenza: prospettive e sfide per un futuro senza SLApromosso dalla Fondazione e svoltosi stamattina.

INVESTIMENTO SUI PROGETTI - Sarà di 762mila euro l’investimento complessivo erogato da AriSLA per i sette nuovi studi di ricerca di base, pre-clinica e clinica osservazionale giudicati meritevoli di finanziamento dalla Commissione scientifica internazionale e coinvolgerà 9 gruppi di ricerca distribuiti tra Milano, Pavia, Padova, Torino, Trieste e Verona.

IL PRESIDENTE DI ARISLA, MARIO MELAZZINI: “In questo difficile momento, in cui anche il mondo della ricerca è sotto pressione a causa dell’emergenza sanitaria, abbiamo voluto rinnovare il nostro impegno al fianco di chi fa ricerca sulla SLA, per tenere alta l’attenzione su patologie come questa, che non possono aspettare. Il nostro finanziamento - ha sottolineato Mario Melazzini - ci permette di contrastare la SLA su diversi fronti, sia attraverso studi molto solidi che utilizzano metodologie all’avanguardia, che grazie a progetti che consentono di sviluppare idee innovative più rischiose.

Il nostro compito come AriSLA è supportare le migliori idee progettuali e fare in modo che anche i più giovani e chi arriva da ambiti di studio diversi possa contribuire a questo progetto. Gli studi sostenuti fino ad oggi hanno raggiunto risultati importanti in termini di aumento della conoscenza, con pubblicazioni scientifiche di impatto sulla comunità internazionale. Grazie al nostro impegno in questi anni sono stati investiti oltre 12,4 milioni di euro per la ricerca, finanziati ben 78 progetti e supportati 129 ricercatori su tutto il territorio italiano, a cui si aggiungeranno quelli sostenuti con l’ultimo bando. E’ fondamentale non fermare il lavoro fatto fino ad oggi e andare avanti, con speranza e fiducia, finchè la SLA non sarà sconfitta”.

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO DI ARISLA, ANNA AMBROSINI: “La risposta dei ricercatori al Bando AriSLA quest’anno è stata significativa con oltre 100 proposte ricevute. Questo significa che esiste una comunità di ricercatori che non si arrende e vuole mettersi in gioco per sconfiggere questa malattia. Il processo di selezione in “peer-review”, che premia il merito scientifico, l’originalità e l’innovatività dei progetti, ci ha permesso di individuare anche quest’anno studi molto competitivi. Alcuni progetti proseguiranno su filoni di ricerca su cui la Fondazione ha già investito in precedenza, quali la genetica, i meccanismi di danno e riparazione del DNA, le modificazioni epigenetiche del DNA e il ruolo del sistema immunitario. Altri andranno - ha detto Anna Ambrosini -. ad affrontare aree di studio ancora poco esplorate come la SLA giovanile e l’impatto di mutazioni che solo di recente si è ipotizzato possano essere correlate all’insorgenza della malattia. Attraverso tecnologie innovative che permettono di studiare il nucleo di singoli motoneuroni, sarà inoltre studiata la differente suscettibilità alla degenerazione dei motoneuroni per comprendere quali siano i fattori molecolari che causano un diverso decorso della patologia. Grazie a questi progetti potremo compiere nuovi passi verso l’identificazione di terapie efficaci per le persone con SLA”.

A presentare gli obiettivi dei nuovi progetti nel corso del Webinar, moderato dal giornalista di Avvenire Francesco Ognibene,  sono stati direttamente i ricercatori intervenuti. Il coordinatore del progetto ‘DDR&ALS’ Fabrizio d’Adda di Fagagna, dell’IFOM -Istituto Fondazione FIRC di Oncologia Molecolare di Milano, insieme al partner Sofia Francia dell’Istituto di Genetica Molecolare Luigi Luca Cavalli Sforza – CNR di Pavia, hanno spiegato che lo studio avrà lo scopo di “testare nuovi approcci farmacologici in grado di modulare la risposta del DDR (DNA Damage Response), ovvero il meccanismo, riscontrato alterato nei pazienti SLA, che le cellule adottano per rilevare il danno al DNA e ripararlo rapidamente”.  

Il coordinatore del progetto ‘AZYGOS 2.0’ Nicola Ticozzi dell’Istituto Auxologico Italiano, IRCCS, di Milano e dell’Università degli Studi di Milano, insieme al partner Andrea Calvo dell’Università degli Studi di Torino e dell'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, punteranno a “identificare nuovi geni recessivi (cioè che determinano la comparsa della SLA solo quando un soggetto eredita mutazioni geniche identiche da entrambi i genitori), analizzando un gruppo di pazienti con SLA i cui genitori siano cugini di primo o di secondo grado, al fine di comprendere come le mutazioni individuate contribuiscano a causare la morte dei motoneuroni”.

Marco Baralle del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste e coordinatore del progetto ‘Epicon’ ha spiegato che lo scopo del progetto è “capire come la regolazione epigenetica influenzi l’espressione della proteina TDP-43, la cui aggregazione avviene in maniera aberrante nella maggior parte dei pazienti con SLA, anche in assenza di specifiche mutazioni”.

Marco Bisaglia dell’Università degli Studi di Padova ha illustrato lo scopo del suo progetto ‘ALSoDJ-1’ che è “comprendere in che modo la proteina DJ-1 sia implicata nella SLA e valutare se e come la sua interazione con altre proteine associate a forme familiari di SLA, come SOD1, TDP-43 e FUS, sia implicata nell’insorgenza della malattia”.

Giovanni Nardo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano ha presentato il suo progetto ‘MacrophALS’ che mira a “verificare se sia possibile modulare gli effetti del sistema immunitario sulle fibre muscolari e comprendere il ruolo dei macrofagi durante la degenerazione muscolare”.

Andrea Vettori dell’Università degli Studi di Verona, con il progetto ‘zebraSLA, si pone come obiettivo quello di “studiare la funzione dell’alsina2 (ALS2) e il suo coinvolgimento nella SLA giovanile (JALS), attraverso la generazione di un nuovo modello di zebrafish, un piccolo pesce d’acqua dolce già utilizzato con successo per studiare altre malattie neurodegenerative”.

Emanuela Zuccaro dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) di Padova ha spiegato come il suo progetto ‘MOVER’ intenda “studiare la diversa suscettibilità alla degenerazione dei motoneuroni nella SLA attraverso l’identificazione del profilo di espressione genica di specifici gruppi neuronali tramite tecniche all'avanguardia”.

comunicato stampa

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