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Economia e lavoro | 25 gennaio 2021, 15:32

Ex Embraco, la vicenda Italcomp come al Gioco dell'Oca: il vertice con il Mise "salta un turno"

Fissato prima per il 20, il vertice con il Ministero era stato poi spostato al 26 gennaio, ma adesso salta tutto a causa di un nuovo rinvio. La preoccupazione dei sindacati: "Governo inaffidabile"

Lavoratori della ex Embraco in corteo

Torna in bilico il futuro della ex Embraco: nuovo rinvio del tavolo con il Mise /foto di repertorio

Doveva essere il 20 gennaio, poi il 26. Poi è saltato tutto, a meno di 24 ore dall'appuntamento che avrebbe dovuto mettere ancora una volta intorno allo stesso tavolo (anche se in maniera virtuale) i responsabili del Ministero per lo Sviluppo Economico con la sottosegretaria Alessandra Todde e i sindacati sulla questione Embraco, vicenda che ha ormai superato ampiamente i confini della vertenza per sfociare con scioltezza in quelli della telenovela.

I timori, come noto, riguardano il destino del progetto Italcomp, che in origine avrebbe dovuto dare un nuovo destino produttivo e occupazionale non solo allo stabilimento ex Whirlpool di Riva di Chieri, ma anche alla Acc in provincia di Belluno. Una triangolazione che prevede la partecipazione anche dello Stato, ma che oltre a non riscuotere clamorosi entusiasmi da parte dell'Europa, ora sembra essersi inceppata anche in Italia.

E così, a rimanere con il fiato sospeso, sono i circa 400 lavoratori ex Embraco. Operai, famiglie e persone che potrebbero ormai scrivere un libro sull'argomento delle speranze frustrate e delle promesse non mantenute. Come accadde anche con Ventures, quando una nuova proprietà sembrava essere la risposta a tutti i dubbi di rilancio della fabbrica alle porte di Torino, ma che nonostante la presenza (e le promesse) dell'allora ministro Carlo Calenda e dell'attuale commissario Domenico Arcuri (ad di Invitalia) è rimasta sulla carta. Anzi, sulle carte: quelle della Guardia di Finanza, che ha scritto la parola fine di quella parentesi facendo partire un'indagine sulle operazioni realizzate nell'arco di tempo in cui invece avrebbe dovuto partire la reindustrializzazione. 
Ma questa vicenda ormai estenuante non conosce colore politico, visto che impegni e illusioni erano stati sparsi tra i lavoratori (non sono poche le famiglie in cui marito e moglie lavorano presso Riva di Chieri, anzi lavoravano) da Luigi Di Maio, durante la sua permanenza al dicastero del Mise e a quello del Lavoro, prima di passare a quello degli Esteri.

"Siamo preoccupati per l'annullamento improvviso e inatteso dell'incontro sulla ex Embraco previsto domani - dicono Luigi Paone, segretario generale Uilm Torino e Vito Benevento, segretario organizzativo Uilm Torino -. A distanza di sei mesi dall'annuncio del Mise su un potenziale 'salvataggio' dei 400 lavoratori ex Embraco di Riva di Chieri e dei 300 di Acc di Belluno il ministero smentisce se stesso. E' la conferma che il piano di rilancio nato con il progetto Italcomp al momento è ancora aleatorio. Ricordiamo che a breve (luglio 2021) scadranno gli ammortizzatori sociali per i lavoratori ex Embraco e che, nel giro di qualche settimana a partire da oggi, il curatore fallimentare potrebbe avviare le procedure di licenziamento collettivo. Il Governo dimostra ancora una volta la propria inaffidabilità. Alla luce degli ultimi accadimenti è ancor più urgente un incontro con il Mise".

Preoccupazioni che sono condivise anche da Fiom, come spiega Ugo Bolognesi, responsabile della vertenza per i metalmeccanici Cgil: "Riteniamo che sia grave il fatto che, arrivati alla fine di gennaio, il tavolo non sia stato ancora convocato. Serve un'accelerazione da parte del Mise perché vogliamo capire cosa sta succedendo".

"Siamo molto preoccupati, soprattutto per i lavoratori, perché un atteggiamento di questo genere è una mancanza di rispetto soprattutto nei loro confronti - dice Arcangelo Montemarano, responsabile Fim CISL per ex Embraco - Non è accettabile un comportamento di questo genere, nemmeno da parte delle aziende. Ma ancora meno da parte di istituzioni che si sono presi un impegno e hanno presentato un piano ufficiale".

"Continuano a non arrivare risposte - conclude Ciro Marino, di Uglm Torino - e i lavoratori restano appesi a un filo. Non si vede nulla, anche se si parla tanto di reindustrializzazioni. Ormai lo spetto dei licenziamenti collettivi è forte e sarà un argomento purtroppo d'attualità da qui a marzo. Queste persone sono esauste e ridotte quasi alla fame, ma soprattutto meritano rispetto".

Prossima puntata: la settimana entrante, ma con data da definirsi.

Massimiliano Sciullo

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