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Cronaca | 25 febbraio 2021, 16:38

'Ndrangheta, rapporto Dia: "Gruppi mafiosi radicati in Piemonte"

La relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sui risultati conseguiti dalla Direzione distrettuale antimafia nel primo semestre 2020

Dia - foto di archivio

Ndrangheta, rapporto Dia: "Gruppi mafiosi radicati in Piemonte"

"Si conferma il radicamento in Piemonte di gruppi mafiosi, segnatamente della
‘ndrangheta, la quale ha costituito nel tempo locali analoghi a quelli presenti nelle rispettive aree d’origine
". É uno dei passaggi riportati nella relazione del Ministro dell’Interno Lamorgese al Parlamento sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia nel primo semestre 2020.

"La storica presenza di questi clan - si legge - è stata ancora una volta evidenziata dalla sentenza pronunciata il 19 febbraio 2020 dalla Corte di Cassazione, che ha condannato all’ergastolo un esponente della cosca Belfiore-Ursino per avere commesso nel capoluogo piemontese, nel 1983, l’omicidio dell’allora procuratore capo di Torino (Bruno Caccia, ndr). Si tratta di sodalizi dediti principalmente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alle azioni usurarie spesso finalizzate all’acquisizione di attività imprenditoriali, ma che hanno di recente privilegiato l’inserimento nel settore degli appalti pubblici, attraverso condotte corruttive".

Nella relazione si fa anche riferimento all'operazione “Carminius/Bellavita 416 bis”, che nel febbraio 2020 ha portato al rinvio a giudizio del consigliere regionale Roberto Rosso. "L’inchiesta aveva fatto luce sui tentativi di un sodalizio ‘ndranghetista di acquisire alcuni lavori pubblici indetti da un comune della provincia torinese, a fronte della promessa di procacciare consensi elettorali in occasione delle consultazioni amministrative in quel contesto locale. Una commistione con ambiti opachi della pubblica amministrazione che spesso avviene con il contributo fornito da professionisti in grado di costituire complessi reticoli societari utili a schermare la provenienza dei capitali".

É inoltre evidenziato come "alcune importanti inchieste degli ultimi anni hanno contribuito non solo alla ricostruzione degli organigrammi ‘ndranghetisti, ma hanno rivelato la stabile presenza nella Regione di strutturati gruppi calabresi. Si tratta di aggregazioni criminali con una spiccata propensione affaristico-imprenditoriale, che si avvalgono se del caso dei comportamenti violenti tipici mafiosi commessi sempre in sinergia con la casa madre reggina. Inoltre, si è avuta prova, ancora una volta, di quanto le più tipiche espressioni mafiose di matrice calabrese continuino a manifestarsi anche fuori dalle terre di origine attraverso i rituali di affiliazione, il rigido rispetto dei ruoli e della gerarchia interna, l’obbligo per i consociati di sostenere le spese economiche di altri affiliati detenuti e il mantenimento di una cassa comune".

Nel documento si osserva poi che "in Piemonte, da tempo, alcune famiglie mafiose sono riuscite ad inserirsi nei settori dell’edilizia e del movimento terra, nonché nella gestione delle attività connesse al gioco e alle scommesse". A preoccupare la Dia non é soltanto la 'ndrangheta. Nel territorio operano, infatti, alcuni gruppi delinquenziali di matrice straniera. "Le compagini criminali di matrice africana (soprattutto nigeriana), albanese e romena - si legge nella relazione - confermano il dinamismo criminale sul territorio del Piemonte".

In conclusione, la relazione osserva che "non si osservano nella regione segnali sintomatici di un ridimensionamento criminale della ‘ndrangheta che, invece, si ritiene continuerà a rivestire un ruolo di primissimo piano nello scenario criminale piemontese. Ciò anche in ragione della più volte sottolineata conformazione e capillarità, nonché per la strategia di pacifica convivenza che le consorterie calabresi hanno pianificato negli ultimi tempi in Piemonte, così come in diverse altre aree del territorio italiano, nei confronti dei sodalizi di diversa matrice ivi presenti e ben inseriti nei rispettivi contesti delinquenziali di riferimento".

Marco Panzarella

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