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Politica | 31 maggio 2021, 12:04

Cpr, Grimaldi (Luv-Si): "Attendo da una settimana di poter entrare. Sono peggio delle carceri, vanno chiusi"

La richiesta del consigliere regionale Poco dopo aver saputo della morte di Moussa Balde, nella notte del 23 maggio

Cpr, Grimaldi (Luv-Si): "Attendo da una settimana di poter entrare. Sono peggio delle carceri, vanno chiusi"

"Poco dopo aver saputo della morte di Moussa Balde, nella notte del 23 maggio, ho mandato richiesta al Prefetto per visitare il Centro di Corso Brunelleschi. Ciò accadeva martedì 25. A oggi, dopo una settimana, non mi è ancora stata concessa l'autorizzazione a entrare, nonostante abbia fornito i documenti miei e della mia collaboratrice, un attestato della Regione sul mio status di consigliere e la garanzia di presentarmi in possesso di tampone. Le procedure di autorizzazione impediscono di fatto a soggetti istituzionali del territorio di effettuare un sopralluogo in tempi celeri. Non è che una delle tante violazioni di diritti che si consumano in quei luoghi, ora pretendiamo di entrare". Lo dichiara il capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi. A favore dell'istanza di Grimaldi c'è quanto dichiarato dal Garante regionale dei detenuti due anni fa: il dl 13/2017 consente ai consiglieri regionali la visita senza autorizzazione e preventiva comunicazione, richiamando l'articolo 67 dell'Ordinamento Penitenziario, superando quindi le distinzioni del Regolamento sui CIE del 2014.

Moussa Balde era chiuso nei così detti ospedaletti del CPR di Torino, vere e proprie celle di isolamento non previste dalla normativa", prosegue Grimaldi, che aveva già denunciato quei luoghi nel 2019, dopo la morte di Hossain Faisal, giovane bengalese senza fissa dimora segnato dalla vita di strada e da difficoltà psicologiche e comportamentali. "La sua condizione di persona offesa - ha proseguito Grimaldi, parlando di Moussa Balde - è stata immediatamente dimenticata, non è stato informato sulla possibilità di sporgere denuncia e su altri diritti di cui avrebbe goduto, all'ingresso nel CPR è stato privato del telefono cellulare, non è stato sottoposto ad alcuna valutazione preliminare sulle sue condizioni psichiche. Diciamo ormai da anni che i C.P.R. sono luoghi di privazione dell'umanità e della dignità, dove persone che non hanno commesso alcun reato se non quello (amministrativo) di non possedere documenti, vengono abbandonate e dimenticate in condizioni peggiori che in carcere, senza alcuna conoscenza dei propri diritti e del proprio destino. Vanno chiusi immediatamente”.

 

comunicato stampa

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