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Cronaca | 20 ottobre 2021, 19:37

Processo Last banner: sei condannati tra i capi ultras della Juventus

Daspo da 2 a 5 anni. Per la prima volta riconosciuta l’associazione a delinquere a un gruppo di tifosi

Processo Last banner: sei condannati tra i capi ultras della Juventus

Sono sei gli ultrà della Juventus che oggi pomeriggio sono stati condannati dal Tribunale di Torino al termine del processo Last Banner. I tifosi erano accusati, a vario titolo, di estorsioni al club, violenze private e associazione a delinquere.

A Gerardo Mocciola, leader dei Drughi, è stata inflitta una pena di 4 anni e 10 mesi. Domenico Scarano, anche lui dei Drughi, è stato condannato a 3 anni e 3 mesi, Sergio Genre a 2 anni e 6 mesi, Salvatore Cava a 2 e 4 mesi, Umberto Toia a 1 anno e 6 mesi, Giuseppe Franzo a 1 anno e 2 mesi. Sono stati assolti Massimo Toia, Corrado Vitale, Luigi Valle, Vincenzo Lioi, Fabio D’Alonzo. Il Tribunale, inoltre, ha deciso per gli ultrà condannati dei daspo tra i 2 e i 5 anni. In particolare, Gerardo Mocciola, Salvatore Cava, Domenico Scarano e Sergio Genre non potranno accedere per 5 anni a impianti sportivi italiani e all’estero. Due anni di daspo, invece, per Umberto Toia e Giuseppe Franzo.

"Siamo soddisfatti perché per la prima volta viene riconosciuta l’associazione a delinquere a un gruppo organizzato di tifosi", ha detto dopo la pronuncia della sentenza il pubblico ministero Chiara Maina, aggiungendo poi: "L’impianto accusatorio ha retto e sono state riconosciute anche le tentate estorsioni e le violenze ai danni di altri tifosi della Juventus".

Soddisfazione anche dalla società bianconera. "Questa è una sentenza importante che segna un momento nuovo nei rapporti tra ultrà, società e Stato", ha commentato l’avvocato Luigi Chiappero, "le violenze private nei confronti di altri tifosi, l’associazione per delinquere e i vari fatti estorsivi che sono stati confermati danno un segnale diverso, non si può più dire 'la Juventus siamo noi' nel modo con cui è stato detto pretendendo le cose che si pretendono e in quel modo. Ci vuole un rapporto diverso, il tifoso deve diventare un nuovo tifoso, tutto lo stadio deve cambiate. Per arrivare a una sentenza di questo genere ci vuole uno Stato che creda di far valere la propria forza e una società che creda nel fatto che quel tipo di 'dodicesimo uomo' conti ma non più di tanto, non lo pretende o esige e può vivere senza di lui. Questo è un importante primo passo, ma guardando gli altri stadi c’è ancora parecchia strada da fare".

Marco Panzarella

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