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Economia e lavoro | 27 novembre 2021, 15:35

Black Friday agrodolce per i commercianti: “Americanate che distruggono la nostra economia”

Boom di acquisti, ma le associazioni di categoria non sono soddisfatte: “È un sistema che favorisce le piattaforme e-commerce”

black friday - foto d'archivio

Black Friday agrodolce per i commercianti: “Americanate che distruggono la nostra economia”

Queste sono soltanto americanate che stanno distruggendo la nostra economia reale, peccato che se non partecipi il rischio è di apparire poco innovativi”. Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino, non usa mezzi termini quando le chiedono di fare un primo bilancio del Black Friday.

Coppa: "Le imprese non possono vivere di sconti"

I negozi hanno incassato, ma chi ha comprato adesso con i saldi è probabile che acquisterà meno in prossimità del Natale. Un vantaggio per i consumatori, meno per gli esercenti.

Questa è una trovata copiata dagli Stati Uniti - aggiunge Coppa - che tende a rovinare il mercato natalizio, le imprese non possono vivere di sconti. Si diceva che la Festa della Mamma fosse una festa commerciale, e allora il Black Friday mi chiedo cosa sia, se non un favore che facciamo alle grandi multinazionali”. E ancora: “L’acquisto in negozio aiuta la nostra economia, ma qui si continua a favorire dal punto di vista fiscale i colossi dell’e-commerce, penso sia ora che lo Stato intervenga”.

Banchieri: "Squilibrio evidente a favore dell'e-commerce"

Sulla stessa linea Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti Torino: “Se da un lato c’è una chiara occasione anche per i negozi della distribuzione tradizionale, dall’altro lo squilibrio tra le forme distributive si fa sentire sempre di più, sia sul piano delle risorse da dedicare alle campagne pubblicitarie, sia su quello fiscale. Il Black Friday é sicuramente un’opportunità, ma anche una sfida per le piccole imprese del commercio di prossimità". E fa notare la differenza: "Un miliardo di spesa sulle piattaforme e-commerce multinazionali genera 10 milioni di euro di imposte, quasi cinque volte meno dei 49 milioni generati dalla stessa cifra nella rete fisica, e questo al netto dell’Iva".

"Garantire condizioni di parità per tutti i concorrenti"

"Se considerassimo anche questa imposta lo squilibrio sarebbe addirittura maggiore", fa notare il presidente di Confesercenti Torino. "Anche secondo l’Unione Europea, infatti, gli Stati membri hanno difficoltà ad incassare l’Iva dovuta sui beni venduti dai cosiddetti 'centri di rifornimento'. Lo sviluppo del commercio elettronico pone una serie di problemi e richiede un intervento dei governi a livello normativo per garantire il mantenimento di condizioni di parità per tutti i concorrenti”, conclude Banchieri.

Marco Panzarella

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