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Sanità | 28 luglio 2022, 19:12

In Piemonte negato il diritto alla salute delle persone trans: post Covid, due anni per un primo incontro

Oggi in Commissione l'A.GE.DO: "Le famiglie stanno male e i figli arrivano a farsi male, in alcuni casi al suicidio"

In Piemonte negato il diritto alla salute delle persone trans: post Covid, due anni per un primo incontro

Il diritto alla salute delle persone trans in Piemonte e Valle d’Aosta da oltre due anni è praticamente calpestato. Se in tempi pre-Covid ci volevano da tre a sei mesi di attesa per un primo colloquio per avviare un percorso di affermazione di genere, ora si parla di oltre un anno. Se non addirittura due.

"Percorso lungo e pieno di sofferenza"

A denunciare nuovamente il problema Cristina Cultrera dell'A.GE.DO (Associazione genitori parenti e amici di persone omosessuali, transessuali, Lbgt), che questa mattina è stata ascoltata dalla Commissione "Diritti e Pari Opportunità". "Sono socia - ha spiegato - e mamma di una ragazza transgender: il percorso di transizione che devono fare i nostro figli e figlie è lungo e pieno di sofferenza".

Due anni di attesa

All'interno dell'ospedale Sant'Anna si trova il CIDIGeM (Centro Interdipartimentale Disturbi Identità di Genere): chi decide di dare il via ad un cambiamento deve passare obbligatoriamente da qui. La struttura però è stato chiusa diversi mesi con il lockdown nella primavera 2020. E dopo la pandemia bisogna aspettare quasi due anni per fissare un primo colloquio.

"Accedere al Centro - ha spiegato Cultrera - è difficile: i ragazzi e le ragazze che hanno chiesto di essere seguiti stanno aspettando da anni la risposta. Non vengono evase nemmeno un terzo delle richieste: le famiglie stanno male e i figli arrivano a farsi male, in alcuni casi al suicidio perché hanno bisogno di essere riconosciuti". "È una necessità vitale. Non sono persone di serie b: si meritano i diritti che abbiamo noi" ha concluso.

150 euro a visita da un privato

Chi ha soldi decide così di provare all'estero, di ricorrere al fai da te per la cura ormonale, oppure di affidarsi ad un privato da 150 euro a visita. In quest'ultimo caso scendono però le possibilità che un giudice dia il via libera al cambio anagrafico e chirurgico, cioè che Mario possa avere una carta d'identità con il nome di Carla con cui tutti lo chiamano da tempo.

"Migliaia di persone in transizione abbandonate a se stesse" 

E in questi mesi la situazione si è aggravata. A dicembre è andata in pensione Adriana Godano, l'endocrinologa di SpoT, il servizio offerto negli ultimi dieci anni dall'Associazione Maurice, dove sono presenti anche due psicologhe. Chi era seguito quindi da quel professionista medico è stato obbligato a rivolgersi al CIDIGeM, congestionando ulteriormente il servizio.

Persone abbandonate a se stesse

La popolazione di Piemonte e Valle d’Aosta è di 4 milioni e mezzo di persone: stimando che la popolazione trans costituisca lo 0.5%, ci sono migliaia di persone abbandonate a se stesse. "Un solo centro - ha sottolineato il coordinatore del Torino Pride Marco Giustaa livello regionale non è sufficiente: non si può pensare che le persone percorrano chilometri per raggiungerlo". E tra i temi di stringente attualità quello della carriera alias nelle scuole per consentire ai ragazzi di veder riconosciuta la propria identità di genere. 

Cinzia Gatti

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