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Cronaca | 24 novembre 2022, 12:45

Maxi giro di spaccio di droga nell’Imperiese, la Procura chiude le indagini per i 21 indagati dell’inchiesta ‘Praedictio’: ecco chi rischia il processo

Il pm Antonella Politi ha notificato l’avviso di conclusione alle persone coinvolte nell’operazione della Polizia che, nell’ottobre scorso, ha sgominato un presunto gruppo criminale dedito allo spaccio di cocaina e marijuana anche a Genova e in Piemonte

collage di immagini di droga

Maxi operazione antidroga in Liguria, con ripercussioni anche a Torino

Il pm di Imperia Antonella Politi ha chiuso le indagini relative al vasto giro di spaccio sgominato dalla polizia, nell’ottobre scorso che ha eseguito l’operazione ‘Praedictio’. Adesso ai 21 indagati è stato notificato l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari e avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e depositare memorie a loro difesa.

Le indagini sono state chiuse per: Flavio Ianni,classe 1988 di Sanremo, Sergio Taverna, classe 1966 originario della provincia di Catanzaro e residente a Savona, Daniele Narciso, classe 1988 di Sanremo, Gianfranco Bianco, classe 1974 di Sanremo, Giuseppe Russo, classe 1957 di Sanremo, Massimiliano Paletta, classe 1972 di Sanremo, Giuseppe Stilo, classe 1972 di Sanremo,  Giacomo Masotina, classe 1975 di Torino ma residente a Savona, Ervin Bashmeta, classe 1986 di origine albanese e residente a Sanremo, Erice Bellanti, classe 1964 di Torino e residente a Genova, Walter Tropeano, classe 1983 di Bordighera, Antonio Carbone, classe 1967 di Taurianova e residente a Camporosso, Mark Scaffini, classe 1980 di Alessandria, Bashkim Bashmeta, classe 1978 albanese ma residente a Castellaro, Antonio Zito classe 1966 di ra Reggio Calabria e residente a Camporosso, Marco Queirolo, classe 1984 di Genova, Roberto Rebora, classe 1971 di Sanremo, Franco Guastamacchia, classe 1974 di Torino, Lorenzo Rebora Corci, classe 2011 di Sanremo, Carmelo Sgró classe 1982 di Reggio Calabria, Mario Mandarano, classe 1959 di Catanzaro ma residente a Taggia. 

L’indagine ‘Praedictio’ prende le mosse proprio dall’arresto di Mario Mandarano del marzo del 2020 quando le forze dell’ordine trovarono droga e un arsenale di armi. Ma c’era anche dell’altro: “un copioso archivio cartaceo, costituito da numerosissimi appunti e block notes manoscritti e ‘dedicati’”.

In questi appunti c’era una vera e propria “contabilità” con i nomi e soprannomi degli acquirenti, del tipo di sostanza stupefacente da smerciare, prezzi e cifre già corrisposte e debiti. Partendo da questi taccuini la Mobile è risalita agli altri soggetti, oggi indagati. C’era chi spacciava solo il ‘fumo’ e chi anche la cocaina. La base operativa erano Taggia e la riviera ligure che Mandarano nonostante i presunti affari di migliaia di euro effettuati nel tempo la definiva “terra di infami e di carabinieri”. La droga poi sarebbe stata spacciata anche a Genova e nel basso Piemonte. 

Stando alla ricostruzione della accusa, in questi taccuini Mandarano avrebbe annotato con precisione debiti e crediti, nomi associati a quantità e “qualità” e alle somme di denaro che dovevano ancora dare oppure che avevano già speso per l’acquisto della droga. Un mega archivio in cui sarebbero contenuti tutti gli affari dalla fine del 2015 al maggio del 2018. “A partire da tale momento, è evidenziato nelle carte dell’inchiesta - erano redatti taccuini personali, cioè dedicati a ciascuna delle persone in contatto con l’indagato”. Venivano persino indicati il nome dei marchi e della qualità dello stupefacente “nonchè le quantità delle rimanenze in magazzino, comprensive dei prezzi in una sorta di inventario”. I nomi dati alle confezioni droga, erano tra i più disparati e ognuno indicava un tipo di qualità ben preciso: pasta reale, erba 1, erba 2, Ferrari, Louis Vuitton, Rolex, Lavazza, Dubai, R1, amnesia, gorilla, G, Lamborghini. Questi infatti erano impressi su molte confezioni di hashish. Tra questi il ‘prodotto’ Rolex sarebbe stato fornito dai francesi e lo stesso veniva definito il “ministro dei top”.

Agli indagati non viene contestata l’aggravante mafiosa oppure reati inerenti la criminalità organizzata ma l’ombra della ‘ndrangheta aleggia sull’intero giro di affari che il gruppo avrebbe messo in piedi grazie allo spaccio. Ognuno avrebbe ricoperto uno specifico ruoloIl gruppo avrebbe smerciato la droga “non solo nella zona dell’estremo ponente ligure ma anche in provincia di Alessandria e Genova, ingenti quantità di sostanza stupefacente e ricavarne guadagni molto cospicui come risulta dalla contabilità di Mandarano che annota debiti e crediti per centinaia di migliaia di euro”. Ma questo meccanismo per il gip non era scevro da contaminazioni mafiose ed in particolare “sottende una rete di relazioni e contatti con il mondo del crimine organizzato che definisce in maniera inquietante il profilo della pericolosità degli indagati”. A sostegno i questa tesi una serie di intercettazioni telefoniche come quella dell’11 gennaio del 2020 dove Mandarano informa Ianni che Antonio Zito “è imparentato con la ‘ndrina Facchineri di Cittanova (in provincia di Reggio Calabria ndr) coinvolta in una faida sanguinosa e che lo stesso Zito in passato aveva subito un tentativo di omicidioad Arma di Taggia compiuto da esponenti della famiglia avversaria”: “era andato in coma! C’hai i buchi dei proiettili”. 

Ma non solo. Nell’intercettazione viene descritto con “dovizia di particolari un incontro di Mandarano con gli esponenti di una ‘ndrina radicata nella zona di Milano ammettendo di aver avuto per ‘maestro’ tale Nino Gullace, residente a Spotorno definito ‘un boss della bassa Piemonte e della Liguria”: “Io quando ero a Imperia, a Sanremo è rientrato dalla Francia e ho detto…il cognome..il compare Nino Gullace, minchia”. 

Contatti e relazioni che sarebbero serviti in caso di bisogno. Come quando per sollecitare il saldo dei corrispettivi Mandarano non avrebbe esitato “a prospettare ai debitori l’intervento dell’organizzazione di cui evidentemente fa parte, scrive il gip, utilizzando sovente il termine ‘cugini’.  E proprio l’importanza del gruppo “nella trattazione degli affari criminosi’ è saltata anche in un’altra intercettazione captata il 31 dicembre del 2019 nella quale raccomanda a Flavio Ianni: ‘ricordati, più si è uniti più si è di più, una persona sola non fa rumore’.E proprio Iannì nel rammentare la forza del gruppo ai propri debitori ha specificato che “suo zio è calabrese, ch’ha i c…i tanti e i pagliacci non li vuole sentire al telefono (…) Vedi che mu ti presenti perché finisce a schifiu! Che ti faccio finire male! Tu a me non mi conosci, non conosci a nessuno tu! qua non fare il furbetto”.

Il mix perfetto che avrebbe per messo il gruppo di smerciare per anni la droga nell’imperiese, ma anche a Genova e in Piemonte sarebbe costituito, in definitiva per il gip, da “i contatti con la criminalità organizzata di origine calabrese, le dimensioni poderose del volume d’affari e le modalità collaudate del commercio”.

Angela Panzera - ImperiaNews

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