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Sanità | 20 gennaio 2023, 09:00

Immunoterapia e genetica, il futuro nella cura del mesotelioma pleurico

Il mesotelioma pleurico fa ancora paura. Oggi, però, l’immunoterapia combinata, con il carattere interdisciplinare dell’approccio, e anche nuove tecniche chirurgiche, costituisce il nuovo banco di prova proiettato al futuro.

Immunoterapia e genetica, il futuro nella cura del mesotelioma pleurico

Il mesotelioma pleurico fa ancora paura. Oggi, però, l’immunoterapia combinata, con il carattere interdisciplinare dell’approccio, e anche nuove tecniche chirurgiche, costituisce il nuovo banco di prova proiettato al futuro. Per anni il tumore della pleura ha colpito i lavoratori a contatto con l’amianto. Con questo termine si indicano quei minerali fibrosi che si insinuano nei vari distretti dell’organismo umano e provocano infiammazione e cancro. Non solo mesotelioma, che può colpire anche la sierosa del cuore (mesotelioma pericardico), e quella del peritoneo (mesotelioma del peritoneo), ma anche della tunica vaginale del testicolo. Questi minerali cancerogeni provocano anche il tumore del polmone, il cancro della laringe, quello delle ovaie e degli altri organi del tratto gastro intestinale.

Il problema è che nei luoghi di lavoro si è operato senza mascherine per decenni, nonostante si conoscesse la pericolosità del minerale. Ancora oggi, a causa della lunga latenza della malattia e dei ritardi nelle bonifiche dei siti contaminati, si registrano oltre 2000 casi in Italia, anche tra chi l’asbesto non lo ha mai visto, perché magari erano di questo minerale alcuni oggetti in casa, o il tetto di un edificio vicino alla propria abitazione.

La malattia ha purtroppo, quasi sempre, esito infausto. Lo sanno bene gli ex lavoratori delle fabbriche di amianto che hanno visto ammalarsi e morire tanti colleghi. Il tumore della pleura è uno, se non forse il più grave delle neoplasie. La sopravvivenza è molto bassa. Fino a poco tempo fa pochi erano i pazienti candidati alla chirurgia e anche con la chemioterapia non si ottenevano grandi risultati.

Per questo i risultati dell’immunoterapia combinata raggiunti dai ricercatori degli Stati Uniti hanno determinato una svolta storica nella cura del mesotelioma pleurico non operabile. La combinazione di due farmaci, ipilimumab e nivolumab, ha permesso di registrare il 20% dei pazienti in vita dopo 5 anni dalla diagnosi. Un successo impensabile soltanto qualche tempo fa, quando la sopravvivenza mediana era di 8,8 mesi (con la chemioterapia standard), e ora è più che raddoppiata, arrivando a 18,1 mesi. A questo dato, che ovviamente appare ancora non sufficiente alle vittime e alle loro famiglie, ma che comunque apre la strada a nuovi obiettivi, si aggiunge anche il miglioramento della qualità della vita dato dalle cure immunoterapiche, rispetto a quelle chemioterapiche.

Qualche mese fa l’Aifa (Associazione italiana del farmaco), ha approvato per pazienti con la forma non epitelioide - la più aggressiva e insensibile alla chemioterapia - i due farmaci anche in Italia. Si tratta di due checkpoint immunitari che agiscono insieme. L’ipilimumab favorisce l’attivazione e la crescita delle cellule T, mentre nivolumab aiuta le cellule T a scoprire il tumore. Alcune cellule T, stimolate da ipilimumab, possono diventare cellule T della memoria, che permettono una risposta immunitaria a lungo termine. L’azione della combinazione dei due farmaci, quindi, durano nel tempo.

L’Aifa ha approvato la rimborsabilità dei due farmaci soltanto per i mesoteliomi non epitelioidi. In tutti gli altri casi, però, la combinazione immunologica funziona altrettanto bene. È stato registrato, infatti, 1 paziente su 5 vivo a 4 anni dall’inizio del trattamento. Numeri che prima, nella cura del mesotelioma, non erano immaginabili.

Se da una parte la ricerca raggiunge ottimi risultati ed è indirizzata verso una terapia genetica specifica per ogni paziente, dall’altra in Italia e soprattutto in alcune zone ci si scontra con la mancanza o l’insufficienza di screening sanitari che possano rispondere alla domanda di prevenzione secondaria necessaria. Se, infatti, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, insiste perché non debba più esserci per nessuno esposizione all’amianto, prima causa del mesotelioma, dall’altra continua a denunciare la mancanza di una sorveglianza sanitaria che potrebbe contribuire a salvare vite umane e a restituire un minimo di dignità ai lavoratori dell’amianto per anni sacrificati sull’altare del profitto. Lasciati lavorare in luoghi privi di aereazione, senza essere informati dei rischi. Come loro anche le vittime del dovere, in servizio presso le Forze armate, la Marina militare, ma anche i vigili del fuoco e i carabinieri nelle caserme piene di eternit.

Prosegue l’azione di tutela giudiziaria delle vittime di amianto, con il risarcimento danni mesotelioma, oltre alla rendita INAIL. In caso di decesso, le somme maturate dalla vittima a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale (danno non patrimoniale), oltre al danno patrimoniale, sono liquidate agli eredi. Gli stessi familiari possono chiedere il risarcimento del danno diretto. Non solo quello per il fatto di essere stati a lungo tempo esposti alla fibra killer, perché i loro congiunti tornavano in casa con gli abiti, i capelli contaminati, ma anche per il danno morale e di perdita parentale.

Triste, tragica vicenda quella delle vittime dell’amianto. Ben magra consolazione quella del risarcimento, dopo che il mesotelioma o altre malattie di amianto hanno sconvolto l’esistenza delle vittime e soprattutto dei loro famigliari.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto- ha costituito un pool di specialisti per perseguire, con sussidiarietà, le finalità di tutela dell’ambiente e della salute, e quindi l’essere umano e la sua dignità. Un vero e proprio staff multidisciplinare, composto tra gli altri anche dall’oncologo clinico Dott. Pasquale Montilla, dall’ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania Prof. Marcello Migliore e dalla psico oncologa Dott.ssa Sabrina Melpignano,  dal quale i pazienti e le loro famiglie ricevono tutto il supporto possibile, sia di informazione che di guida nel difficile percorso che devono affrontare.

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