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Attualità | 02 giugno 2023, 07:00

Il primato italiano di Torino: i suoi 800 torèt

La storia di questi piccoli tori che dall’unità d’Italia invadono la città

Il primato italiano di Torino: i suoi 800 torèt

La parola “rubinetto” deriva dal francese antico e significava “montone”. Ed è per questo che i rubinetti in circolazione nel ‘400 e nel ‘500 avevano l’acqua che sgorgava dalla testa di quest’animale. Con l’avanzare dei secoli però l’utilizzo di tale figura andò scemandosi sempre più, al punto di cessare completamente.

C’è però una città italiana dove i rubinetti pubblici hanno ancora la forma di una testa di animale. E questa città è proprio Torino, che da più di 160 anni – al posto della testa di un montone – ha adottato la testa di un toro (l’associazione iconografica fra l’immagine del toro e il nome Torino avvenne nel Medioevo, quando si decise di associare per assonanza il toro al nome della città).

In torinese, ed in piemontese in senso lato, per indicare un piccolo toro si dice “torèt”. Di “piccoli tori” Torino ne ospita molti, addirittura 800. E non ci stiamo riferendo agli animali, ma alle iconiche fontanelle pubbliche di color verde bottiglia.

Nella metà dell'800 l’acqua corrente non era disponibile nelle case dei torinesi e per poterne usufruire la popolazione la prelevava dai pozzi, dislocati nei cortili e in vari punti del capoluogo con il serio problema di inquinare e contaminare l’acqua. Nel 1859 – data la necessità di dotare Torino di un sistema di fruizione dell’acqua pubblica – venne progettato il primo acquedotto da cui poter prelevare l’acqua per le fontanelle.

La Giunta Comunale – il 23 aprile 1861, ad un mese dall’unità d’Italia – individuò 81 località da allestire come punti acqua. Ad un anno dalla pianificazione, il 27 marzo 1862, vennero presentati i disegni delle fontanelle, che si mostravano tali e quali a come li conosciamo ancora oggi, con l’originale forma “a torèt”. Il 7 luglio 1862 vennero indicati sulla pianta della città con numeri rossi i punti di collocamento dei primi 45 torèt e dieci giorni dopo iniziò la loro messa in opera: ora i torèt hanno vita e la città può in questo modo avere un nuovo vigore ed un nuovo aspetto innovativo.

Oggi – a conferma di quanto i torèt siano entrati nell’inconfondibile arredo urbano torinese – compaiono a fianco della Mole Antonelliana e del gianduiotto nella gamma di gadget pensati dal Comune di Torino per promuovere l’immagine della città sabauda.

Giulia Arduino

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