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Economia e lavoro | 09 febbraio 2024, 16:58

Torino ha abbassato la saracinesca: ormai è un deserto, in dieci anni persi il 12% dei negozi

I dati sono stati elaborati da Ascom Torino: chiuse 2.467 imprese commerciali. Solo i ristoranti danno impulsi positivi. Coppa: "Ormai non è più una tendenza passeggera"

saracinesche abbassate

Deserto di saracinesche, a Torino: lo dicono i numeri di Ascom

Un deserto di saracinesche abbassate: ecco come si mostra Torino agli occhi di chi la osserva. E non è un'impressione: i numeri elaborati da Ascom Torino e provincia registrano chiaramente come in dieci anni si siano perse 2.467, ovvero il 12% del totale. 

Negozi, alberghi, bar e ristoranti

Negozi al dettaglio, albeghi, ma anche bar e ristoranti. Una "desertificazione commerciale", come la definisce la sigla di rappresentanza del terziario. A livello nazionale, dal 2013 a oggi, se ne sono perse 111mila. 

"Assistiamo ad una progressiva desertificazione commerciale in diverse zone della città – sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa -. Ne conosciamo le ragioni: la concorrenza sleale dei centri commerciali e dell’e-commerce, i costi e il cuneo fiscale insostenibili, il calo dei consumi, solo per citarne alcune". 

Non un andamento passeggero

"Ormai è chiaro a tutti - aggiunge Coppa - che questo non è un andamento passeggero che si possa invertire contando solo sulla resistenza degli imprenditori. Chiediamo perciò di coinvolgere le associazioni di categoria in un percorso di costruzione di una vera politica commerciale, che abbia come obiettivo il contrasto alla desertificazione, lo sviluppo di nuove forme di tutela e valorizzazione delle piccole attività e un sistema fiscale e di costi che non penalizzi il commercio di prossimità in favore dei colossi. Aspettiamo un segnale di attenzione da parte della politica, ma non potremo aspettare ancora a lungo. Non vogliamo contare altre croci nel cimitero delle imprese torinesi".

Chi sta peggio? Solo i ristoranti crescono

Come nelle altre città italiane anche a Torino a soffrire di più è il settore del commercio al dettaglio, in cui rientrano esercizi specializzati e non specializzati, prodotti alimentari, bevande, tabacchi, apparecchiature informatiche, prodotti per uso domestico, articoli culturali e ricreativi, farmacie, commercio al dettaglio ambulante, banchi e mercati, con 2.269 imprese chiuse. Meno penalizzato il settore di alberghi, bar e ristoranti, che registrano 198 chiusure, ma il dato va spacchettato tra attività alberghiere, che perdono 67 imprese, e attività di ristorazione (bar e ristoranti) che segnano, invece, il dato positivo di + 265 imprese, trainato dai ristoranti. All’interno di queste ultime, va sottolineato l’andamento positivo dei ristoranti, con un saldo di +370 imprese e quello, opposto, dei bar che ne perdono, invece, 635.

 

Massimiliano Sciullo

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