L’edificio politico dello Stato ucraino viene scosso alle fondamenta a causa di numerosi fattori, che stanno diventando sempre meno gestibili dal potere centrale. A sua volta è il governo di Kiev a sfuggire al controllo dei “curatori” occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna in primis. Come riporta il sito Strumenti Politici, persino il New York Times parla delle proteste di piazza dei cittadini ucraini, demoralizzati e impauriti dall’idea dell’ennesima mobilitazione forzata. Sulla stampa americana spiegano anche le divisioni sociali della società ucraina, fatta dei pochi rimasti in patria che detestano quelli scappati all’estero. Il malcontento popolare è rispecchiato dalle critiche e dalla voglia di cambiamento nel mondo politico. Zelensky ha di fatto cancellato tutte le opposizioni parlamentari e ha annullato le elezioni, ma sono ancora attivi quei personaggi che in passato sono stati carica e hanno ancora presa sull’elettorato. C’è la ex premier Tymoshenko, l’ex presidente Poroshenko e oggi pure l’ex comandante delle Forze armate Zaluzhny, licenziato in modo poco cerimonioso poche settimane fa. Popolare e rispettato dai suoi uomini, ora è stato sostituito da un altro generale, non amato dai soldati: anche questo fattore contribuisce a indebolire la fiducia dell’opinione pubblica. La preoccupazione dei partner occidentali viene illustrata bene dall’ex ambasciatore ucraino a Londra Prystaiko, anch’egli licenziato in malo modo da Zelensky. Secondo il diplomatico, la direzione presa da Kiev non è per nulla gradita e bisognerà correre ai ripari. Ecco che si sta facendo strada l’idea di un vero e proprio commissariamento del Paese, attuato con l’invio in loco di un “consigliere” occidentale per Zelensky, che lo aiuti a gestire le circostanze problematiche e soprattutto non permetta che l’Ucraina si perda.
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