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Economia e lavoro | 01 marzo 2024, 13:11

A Mirafiori si fa la storia: a inizio aprile il primo sciopero con tutti i sindacati uniti. "Solo così possiamo tirare fuori l'orgoglio di Torino"

La decisione presa da Fim, Fiom, Uilm, Uglm, Fismic e Quadri dopo una riunione collettiva dei delegati Stellantis. "Non rifare l'errore di avere un solo costruttore"

A Mirafiori si fa la storia: a inizio aprile il primo sciopero con tutti i sindacati uniti

A Mirafiori si fa la storia: a inizio aprile il primo sciopero con tutti i sindacati uniti

Uno sciopero unitario con tutte le organizzazioni sindacali presenti dentro Stellantis. Non è mai successo prima. La data è fissata ad aprile, anche se resta da definire il giorno. E non sarà solo Mirafiori, a scendere in strada, né il solo gruppo Stellantis, ma tutto il comparto automotive. Una decisione storica, a conferma della straordinarietà del momento.

Un momento storico e mai successo prima

A nessuno dei sindacalisti sfugge l'unicità dell'evento. "È un'assemblea storica perché siamo preoccupati e in un momento straordinario. Quindi bisogna fare cose straordinarie - dice Luigi Paone, segretario generale di Uilm Torino - Ci arrivano rassicurazioni, ma intanto continuiamo a fare cassa integrazione e a non vedere nuovi modelli. Chiediamo che Stellantis, ma anche l'indotto, abbiano un futuro". "Non è il primo sciopero e non sarà nemmeno l'ultimo, se non ci danno risposte".

"Bisogna fare sistema, come città"

"È importante che a Torino si faccia sistema, chiediamo produzioni, ma anche che Stellantis venga a parlare con il Governo e spieghi un piano per l'Italia. Per Tavares va tutto bene? Va bene per loro, ma non per Mirafiori, dove si fa solo cassa integrazione. E alle istituzioni chiediamo di fare le istituzioni e seguire la situazione da vicino", dice Edi Lazzi, segretario generale Fiom Torino. "I lavoratori e le lavoratrici devono tornare a rappresentare un problema, perché sono stati lasciati per troppo tempo abbandonati a se stessi".

La partenza potrà avvenire da Porta Susa o da piazza Statuto, per più svilupparsi nelle vie del centro e terminare sotto le finestre del Comune. Ma gli organizzatori non attendono politici e altri enti: "Nessuna bandiera che non sia sindacale, la politica può fare il suo mestiere in qualunque momento. Poi ogni privato cittadino può fare quel che vuole", dice Paone.

Mettere al sicuro lo stabilimento e l'indotto 

Accanto alla difficoltà, poi, c'è anche un moto d'orgoglio per un territorio che ha storia e competenze. "Il percorso potrà terminare solo nel momento in cui sarà messo al sicuro lo stabilimento, con una missione produttiva, ma anche tutto l'indotto che si trova all'esterno della fabbrica. Per ogni lavoratore ce ne sono due fuori", dice Rocco Cutrì, segretario di Fim Cisl. "E più si fanno cose insieme, più la pratica può creare condizioni favorevoli anche per altro".

Basta arrivare in ritardo

"Non possiamo arrivare di nuovo in ritardo - dice Sara Rinaudo, segretaria di Fismic Confsal - e le istituzioni spesso arrivano dopo, rispetto alle emergenze. Se questo metodo funziona, potrà funzionare anche su altri tavoli".

E non si fanno numeri attesi, visto che oltre ai lavoratori, i sindacati sperano di coinvolgere tutta la città, compresi il mondo del commercio e i normali cittadini. "È l'orgoglio di tutta Torino che deve scendere in piazza, non siamo la Cenerentola di nessuno", dice ancora Lazzi.

Ora un percorso tutti insieme

"Non è mai tardi e cercheremo di fare un percorso insieme. L'obiettivo è rimanere uniti. Solo così si riuscirà a ottenere qualcosa", dice Ciro Marino, segretario Uglm Torino. "Si torna come si faceva una volta, per salvaguardare il futuro di Torino. Tutti devono sentirsi parte attiva e sono fiducioso sul risultato finale. Il diritto, quello del lavoro, è sacrosanto".

"Oggi inizia un nuovo progetto che mette insieme tutte le sigle sindacali. I problemi di oggi sono i problemi di tutti e di tutta la città. Dobbiamo farci ascoltare", aggiunge il rappresentante dei Quadri, Qcf, Manlio Pensi

Prospettive future, straniere e non

"A Torino sono 120 anni che facciamo auto e siamo bravi e capaci. Va bene chiunque, qui, per produrre auto. Anche stranieri. Non bisogna solo ricadere nell'errore di un mono-produttore", dicono i sindacati, concordi sull'ipotesi di un Gruppo cinese. "Non valutiamo il prodotto che viene fatto qui, ma quanto venga poi venduto. Altrimenti ci fermiamo di nuovo".

"Non c'è nessun alibi: la ricetta di Stellantis di promesse e delocalizzazioni è una scelta, fatta da una multinazionale che nel 2023 ha aumentato del 15% i propri utili grazie alla transizione all'elettrico, che rischia di avere effetti devastanti sull'Italia, a partire da Mirafiori. Abbiamo ripercorso i 5 km di perimetro di quello stabilimento sabato scorso per la marcia clima lavoro insieme a lavoratrici e lavoratori, saremo al loro fianco e al fianco della battaglia finalmente unitaria dei sindacati nei prossimi mesi, per far sì che le istituzioni tornino seriamente ad occuparsi del settore automotive, fondamentale per la transizione ecologica", hanno detto il Vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera, Marco Grimaldi, e la Capogruppo di Sinistra Ecologista a Torino, Alice Ravinale.

E Giorgio Airaudo, segretario generale di Cgil Piemonte, aggiunge: "Governo e Stellantis dicano la verità al Paese sull’auto. Basta "balletti" sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori di Mirafiori e dell’indotto, basta tenerli in ostaggio. Il governo dica cosa fa per aumentare i produttori in Italia e Stellantis dica come aumenterà la produzione. Basta casse integrazioni, chiusure, delocalizzazioni indotte e licenziamenti . Bene hanno fatto i metalmeccanici a indire lo sciopero per l'inizio di aprile. Tutta la Cgil del Piemonte sarà con loro. È un’azione per il futuro del lavoro, per l'Italia, per il Piemonte e per Torino. La Regione Piemonte e il Comune di Torino stiano semplicemente con le lavoratrici e i lavoratori senza se e senza ma: servono 200.000 vetture all’anno e nuove assunzioni. È questo il momento, Roma e Parigi  rispondano”.

Massimiliano Sciullo

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