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Politica | 28 maggio 2024, 14:58

Occupazione di Palazzo Nuovo, il sottosegretario Perego: "Manifestare è lecito ma no all'antisemitismo"

L'intervento di fronte all'Università occupata: "Auspico che siano i ragazzi a cambiare idea, ma a un certo punto andrà trovata una soluzione"

Occupazione di Palazzo Nuovo, Perego: "Manifestare è lecito ma no all'antisemitismo"

Occupazione di Palazzo Nuovo, Perego: "Manifestare è lecito ma no all'antisemitismo"

Il sottosegretario di stato al Ministero della Difesa Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia) nella mattina di oggi, martedì 28 maggio, era di fronte a Palazzo Nuovo - difeso da un cordone di polizia - per commentare l'occupazione della sede universitaria. Non c'è stato alcun momento di tensione, al contrario della giornata di ieri in cui gli studenti hanno contestato il presidio della Lega e l'eurodeputata Silvia Sardone.

"Garantire l'accesso a studenti e professori"

Perego ha auspicato l'interruzione dell'occupazione da parte degli studenti per garantire il diritto allo studio del resto della comunità universitaria, pur supportando il diritto di ognuno di manifestare il proprio pensiero con metodi meno violenti. "Siamo un paese libero - ha dichiarato - ma cosa diversa è impedire agli studenti di poter seguire i corsi. Importante è garantire l'accesso agli studenti e ai professori all'Università di Torino, garantire il regolare funzionamento dei corsi e allo stesso tempo che ci sia libertà di pensiero e di espressione, ma le due non sono coniugabili occupando un'università. Mi auspico che questa occupazione finisca presto e si possa ritornare alla vita didattica normale".

"Invochiamo un percorso di pace per il Medio Oriente"

Ha poi ripetuto la posizione del Governo sull'invasione di Gaza, sottolineando come l'Italia sia tra i primi paesi nel supportare la popolazione civile palestinese: "Sul dramma che sta succedendo in Medio Oriente la posizione del Governo è sempre stata chiara: sostenere la difesa di Israele e allo stesso tempo tutelare la popolazione civile palestinese, l'abbiamo fatto dal giorno 1 del conflitto mandando una nave della marina militare e abbiamo soccorso bambini palestinesi che sono nei nostri ospedali, e allo stesso tempo abbiamo condannato fermamente l'attacco del 7 ottobre. Invochiamo la liberazione degli ostaggi e la cessazione delle ostilità affinché venga costruito un percorso tracciato dalla comunità internazionale di avere due popoli e due stati. Bisogna lavorare tutti per una de-escalation che significa anche non avere episodi di violenza e frasi di intolleranza come si sono sentite dentro questa università".

Il timore di rigurgiti antisemiti

Il timore di Perego è il ritorno a un sentimento antisemita. "Ognuno può esprimere i propri pareri in maniera pacifica, non seminare odio con gli atteggiamenti di antisemitismo che si stanno diffondendo in tutta Europa che ci riportano al passato - ha dichiarato - Bisogna fare pressioni sul governo israeliano affinché questa operazione non causi ulteriori vittime civili, affinché non si insinui nelle future generazioni il seme dell'antisemitismo. Abbiamo visto in alcune manifestazioni alcuni atteggiamenti che fanno intendere una recrudescenza di atteggiamenti antisemiti, manifestare il dissenso è lecito ma riportando i toni all'interno della discussione di quello che sta accadendo e non invece tirando fuori cose che pensavamo di aver sopito come sentimenti antisemiti che purtroppo trovano nuovamente asilo nelle nostre piazze".

"Dialogo sì, sgombero forzato no"

Infine, non ha escluso completamente la possibilità di uno sgombero, anche se la strada ritenuta più giusta è quella di un dialogo tra Università e studenti affinché siano gli occupanti a permettere lo svolgimento delle lezioni. "C'è la possibilità di ripristinare le attività - ha concluso Perego - io auspico che siano gli stessi ragazzi che cambiano parere su quello che sia lo strumento migliore per il dissenso. Anche l'intervento del rettore e del senato accademico che può dialogare con gli studenti e trovare una soluzione pacifica. Sopprimere il dissenso non è mai lo strumento migliore, certamente bisogna garantire a chi vuole studiare di poterlo fare quindi a un certo punto una soluzione andrà trovata".

Francesco Capuano

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