Cinque chili di riso. È il quantitativo di una cena per sfamare più di un centinaio di persone. Solitamente ne si cucina almeno il doppio, ma oggi fa freddo e il riso viene aggiunto a una calda minestra di verdura. Riempie un pentolone di grandi dimensioni tanto che, per sollevarlo, sono necessari due uomini. Lo appoggiano su un carrello e dalla cucina lo trasportano nella sala mensa. E inizia la distribuzione.
Il microcosmo di chi ha fame
Sembra la tavola calda di un ristorante self service, di quelli dove va chi lavora e ha meno di un’ora per consumare un pasto durante la pausa pranzo, prima di rientrare in ufficio. Oltre alla minestra fumante il menu prevede uova, cetrioli, crauti, pane e un frutto.
Arrivi con un numerino, prendi il tuo vassoio, ti siedi, consumi e te ne vai. Un atto naturale, quasi automatico e scontato. Non fosse che tra la porta di quella cucina e la sala mensa si apra un varco che affaccia su un microcosmo variegato.
Ognuno ha la propria storia. Tutti sono accumunati dalla necessità di mangiare. Un atto naturale, automatico, scontato. Non si direbbe guardando la stanza degli Asili Notturni di via Ormea, nel cuore di San Salvario. Già alle 19, quando i volontari cominciano a riempire i piatti, i tavoli sono quasi tutti occupati.
Chi sono i nuovi poveri
Un tempo da qui passavano clochard e senza fissa dimora. Oggi chi popola la mensa è la persona qualunque. “Il tuo vicino di casa”, aggiunge Alberto Corrado, volontario e vicepresidente degli Asili Notturni. Se fino a qualche anno fa la popolazione degli Asili era costituita in gran parte da persone con background migratorio, negli ultimi due anni gli italiani sono cresciuti e in generale i bisogni aumentano. Ma ormai le richieste di aiuto superano le reali possibilità di aiutare.
“Quello che facciamo è una goccia nell’oceano - sostiene il presidente della struttura Sergio Rosso - Torino è la città più attenta alle necessità di chi ha bisogno, ma purtroppo non è sufficiente”.

Il cuore di Torino non basta più
“È una città che non è amata, ci si approda per necessità - è il pensiero di Corrado - e sta diventando piuttosto violenta. Lo notiamo osservando persone che hanno necessità, ma non hanno alcuna intenzione di farsi aiutare. Ma, dopotutto, è una città che si sa far voler bene, che mette in campo tutta la sua solidarietà per dare un aiuto che sia di conforto”.

La storia degli Asili Notturni
Nel cuore di Torino, gli Asili Notturni rappresentano da anni un punto fermo per chi vive in condizioni di grave marginalità. L’attività parte proprio in via Ormea a fine dell’Ottocento, in una situazione di emergenza abitativa, come dormitorio maschile, uno dei più grandi di Torino. Un secolo dopo, negli anni '80 viene chiuso dal comune per problemi strutturali e di impiantistica. Dopo due anni, con lavori di adeguamento, riapre i battenti e, a fianco del dormitorio, nasce anche la sala mensa.
Dal cibo, ai denti
Ogni sera accoglie 150 persone (ma spesso superano i 200) fornendo pasti caldi e completi dal punto di vista nutrizionale. Anche in forma di sacchetti da asporto per chi preferisce consumare il cibo altrove, magari con la propria famiglia.

Accanto alla mensa resiste il dormitorio con una ventina di posti letto: garantisce un riparo notturno per brevi periodio a chi vive in strada. L’obiettivo è andare oltre l’assistenza d’emergenza. “Non vogliamo limitarci all’aiuto immediato – continua il vicepresidente Corrado – cerchiamo di essere un pungolo, un punto di partenza per ricostruire dignità e percorsi di autonomia”.
Tra i servizi più estesi vi sono le cure odontoiatriche gratuite: ogni anno vengono effettuate tra le 4.500 e le 5.000 visite, prodotte circa 500-600 dentiere e posizionati una ventina di impianti fissi. La domanda crescente ha però allungato le liste d’attesa, passate da 15 giorni a 3-4 mesi. È presente anche uno studio oculistico e servizi sanitari adattabili alle necessità del momento. Inoltre risponde anche a bisogni abitativi più di lungo periodo tramite progetti di housing sociale e reinserimento lavorativo. 
Durante il Covid è nata la struttura di via Ravenna, più ampia rispetto alla storica sede. Qui oggi il dormitorio conta fino a 42 posti letto. Mentre negli ultimi tre anni 22 persone che fruivano del servizio degli Asili Notturni oggi hanno trovato occupazione nell’organizzazione amministrativa dell’associazione. Ma la forza trainante è data dai circa 200 volontari che quotidianamente prestano servizio per le più svariate funzioni.
“I beneficiari dei nostri servizi sono persone che hanno grossi problemi di emarginazione, di carattere economico e di reinserimento sociale - conclude Corrado - situazioni difficili da controllare. La nostra forza è essere aperti sulla strada. Un principio solido su cui abbiamo sempre creduto”.













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