Un'inerzia tattica che ha lasciato campo libero ai violenti, sbarramenti stradali collocati in posizioni inefficaci, richieste d'aiuto via radio cadute nel vuoto e un apparato investigativo che ha mancato i propri obiettivi. È questo il pesante atto d'accusa che emerge da una lettera informale circolata tra le forze dell'ordine torinesi e svelata da un'indiscrezione di Giulia Marchina e Vincenzo Bisbiglia su Il Fatto Quotidiano. Il documento descrive uno stato di profondo sconcerto tra gli agenti per la gestione dell'ordine pubblico durante il corteo pro-Askatasuna dello scorso 31 gennaio.
“Responsabile dei gravi fatti verificatisi”
Secondo quanto riportato nell'articolo de Il Fatto Quotidiano, la linea di comando sarebbe la principale “responsabile dei gravi fatti verificatisi”. I poliziotti denunciano come qualche centinaio di antagonisti organizzati siano potuti entrare in azione con un ritardo di un’ora e mezza dall’inizio dei disordini, fornendo un “supporto determinante a soggetti che avevano già duramente impegnato e stremato gli operatori”. Nonostante il gruppo fosse chiaramente visibile e travisato a pochi metri dai cordoni, nella missiva si sottolinea che “non risulta essere stata diramata alcuna segnalazione in merito” alla loro pericolosità, né sarebbero state “adottate misure idonee a prevenirne l’azione”.
Il punto di massima tensione si è toccato con il violento pestaggio dell'agente Alessandro Calista. La brutalità dell'episodio è testimoniata da un video realizzato da Torinoggi.it, che mostra chiaramente come i poliziotti siano stati lasciati, per usare le parole de Il Fatto Quotidiano, “in balia di violenti attacchi”. Gli agenti lamentano che le chiamate radio che sollecitavano “un intervento risolutivo alle spalle del corteo” non sono state ascoltate da nessuno.
Incomprensione verso le scelte strategiche
La lettera inoltre evidenzierebbe l'incomprensione dei reparti verso le scelte strategiche: nella lettera ci si domanda con amarezza “perché i manifestanti hanno potuto attraversare il Corso per un tratto così esteso senza sbarramento?”, con riferimento a corso Regina Margherita.
Il bollettino finale, lato polizia, parla di 96 operatori feriti. Secondo quanto sarebbe stato scritto nella lettera alcuni poliziotti avrebbero chiamato “in lacrime perché non sapevano cosa fare”, intrappolati in un perimetro d'azione reso impossibile dalle decisioni dei piani alti.














