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Cronaca | 27 febbraio 2026, 12:38

Tubercolosi al Neruda, parla il fronte dei medici: “Gestione esemplare”. “Non si strumentalizzi una malattia”

A dirlo in una lettera il Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure i quali sostengono non ci sarebbe nessun nuovo caso, ma una riattivazione non legata alle condizioni dello spazio occupato

Immagine di repertorio

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"Chiediamo che la malattia non venga strumentalizzata a fini securitari e che chi si occupa di curarla sia supportato, non ostacolato". Termina con questo appello perentorio la lettera del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure, una rete che riunisce sindacati, medici, associazioni di volontariato e pazienti. Una nota che irrompe nel dibattito dopo giorni di scontro sul terreno politico. 

Il contesto: tra emergenza abitativa e sorveglianza sanitaria

La vicenda dello Spazio Neruda parte dall'ottobre 2025, quando nella struttura venne individuato un primo focolaio di tubercolosi (TBC) con sei casi accertati. Da quel momento, lo stabile è diventato il simbolo di uno scontro tra chi ne invoca lo sgombero immediato per ragioni di igiene pubblica e chi, invece, sottolinea la funzione sociale dell’occupazione che ospita circa cento persone in emergenza abitativa. Negli ultimi giorni, il ricovero di una donna residente nello spazio ha riacceso le polemiche, portando l'ASL e la Regione a parlare di situazione "non adeguata", mentre i collettivi denunciano una "caccia all'untore".

"Nessun nuovo caso"

Il Comitato, che include medici volontari operativi all'interno della struttura, smentisce categoricamente la narrazione di un nuovo focolaio fuori controllo. "La paziente, attualmente ricoverata presso l’Oftalmico, non è un nuovo caso di tubercolosi, bensì una riattivazione", chiariscono i sanitari. Secondo il documento, la riacutizzazione non dipenderebbe da mancanze organizzative dello spazio. Al contrario parlano di “gestione esemplare” dell’isolamento, del distanziamento e dello screening.

 "La riacutizzazione - spiegano - non è legata ad una gestione inadeguata da parte del Neruda né tantomeno può essere indicativa di omissioni nel riportare i nomi degli occupanti".

Il Comitato entra nel dettaglio tecnico, spiegando che la donna ha subito una riattivazione dell’infezione "esclusivamente in conseguenza del quadro clinico complesso, della allergia ad un primo farmaco antitubercolare fondamentale per la terapia e della tossicità epatica di un secondo farmaco. Una dinamica che i medici definiscono una "sfida complessa" propria della medicina, dove "non vi è responsabilità del Neruda in questo".

Una gestione definita "esemplare"

Il Comitato cita anche un precedente significativo risalente alla pandemia: "Già durante la pandemia Covid tutte le famiglie dello Spazio Neruda furono testate senza riscontro di alcuna positività". Questo dato, per i firmatari, è "estremamente rappresentativo della gestione esemplare della struttura e dell’assenza di rischio igienico-sanitario", data la maggiore contagiosità del Covid rispetto alla TBC.

Gestione del caso corretta

La nota si chiude con una testimonianza di stima verso l'impegno volontario dei residenti e la richiesta di non trasformare un problema di salute in una questione di ordine pubblico: "Riconosciamo la correttezza della gestione del caso e testimoniamo l’impegno dei ragazzi del Neruda dimostra nuovamente come solo prendendosi cura di tutti, senza lasciare nessuno indietro, si tutela la salute collettiva”.

Daniele Caponnetto

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