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Economia e lavoro | 20 marzo 2026, 16:42

Torino come il sud. Una zona economica speciale per salvare l’automotive

Tra “Zes" e "golden power" su piccole e medie imprese, la ricetta di Lo Russo presentata a Roma tende a un sovranismo economico in salsa torinese. Critico sugli incentivi all’elettrico: “Hanno favorito produttori esteri”

Torino come il sud. Una zona economica speciale per salvare l’automotive

Torino come il sud. Una zona economica speciale per salvare l’automotive

Zone economiche speciali, sul modello del Mezzogiorno. Golden Power ampliato alle piccole e medie imprese (per evitare l’"effetto Tata", come avvenuto con Iveco). Virare all’aerospazio, dove possibile, per mettere un cerotto sulla ferita industriale di Torino

La ricetta di Lo Russo per guadare il pantano dell’automotive passa da qui. Una sorta di "sovranismo economico” (alla torinese), per preservare un comparto spolpato da una crisi che "non è più contingente, ma strutturale"

Una concatenazione di crisi 

C’entrano, come spiegato dallo stesso primo cittadino, fattori esterni: dall'impasse sul Green Deal, passando per colossi asiatici e statunitensi che stanno facendo man bassa nelle quote di società torinesi più piccole. Ma che, a catena, fanno annaspare l’intero sistema ex Fiat. Un quadro a tinte scure che ancora non inserisce nella cornice lo sfondo della guerra e delle ripercussioni che avrà sul mondo industriale nei prossimi mesi (ma si può già tranquillamente parlare di anni). 

Incentivi sull’elettrico: “Un errore storico”

C’entra, poi, un fattore interno. Con la politica del governo sugli incentivi all’acquisto di auto elettriche che, per Lo Russo, ha rappresentato un “errore storico”. 

"Quel miliardo - ha detto oggi in commissione Stefano Lo Russo - si poteva utilizzare per una procedura negoziale sui beni produttivi con Stellantis, unico produttore di auto in questo paese”. Al contrario, secondo il sindaco di Torino, la procedura ha fatto sì che il sostegno alla transizione elettrica abbia beneficiato produttori esteri. 

Lo ha detto lo scorso 24 febbraio in un’audizione in commissione in Senato (non era presente nessun membro del governo). E oggi lo ribadisce davanti alla commissione lavoro di Palazzo Civico.

La golden power sulle PMI

È certo della necessità di preservare il tessuto economico locale, salvaguardandolo dalle longae manus di società extra Ue, sempre più presenti tra gli azionisti di chi entra nella catena della componentistica.

“L’Italia è sprovvista di una normativa di golden power legato alle PMI - ha detto - molto spesso ci si concentra sull’assetto azionario del produttore finale, mentre si potrebbe perdere di vista chi sta a monte”

Torino come il Mezzogiorno

C’è poi il tema “Zes”. Attualmente comprende le otto regioni del Sud, riunite nella Zona Speciale per il Mezzogiorno, con l'aggiunta recente di Umbria e Marche. È in corso un confronto per estendere la misura al Piemonte, sebbene la richiesta riguardi prioritariamente i poli in crisi di Torino e Alessandria. La complessità della proposta risiede anche nell'eterogeneità produttiva piemontese, caratterizzata da eccellenze distrettuali che spaziano dall'agroalimentare di Cuneo al comparto tessile di Biella.

Ma per il sindaco di Torino rappresenta una soluzione percorribile. La norma, già attiva, “con una decisione del Parlamento estesa sull’area torinese (o piemontese) si potrebbe immediatamente mettere in atto”.

L’aerospazio non ci salverà

E infine la scommessa dell’aerospazio. Su cui il primo cittadino vede un possibile con l’incremento di investitori, specie sull’alta specializzazione, ma rimane realista: “Non sostituirà i livelli produttivi dell'auto”.

Torino non basta

Ma sul tema automotive Torino non basta: “L’unica leva che abbiamo è quella urbanistica (con riferimento al nuovo Prg, avviato nell'ultimo consiglio ndr)". Il sindaco rimanda poi la palla nel campo del governo di Roma (ma anche di Bruxelles) 

"Non si può più aspettare - è il monito di Lo Russo - le istituzioni di ogni colore politico devono mettere a terra misure sinergiche. Il tema automotive non si affronta in assenza di una strategia che non tenga conto di quanto succede a livello internazionale”. 

Daniele Caponnetto

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