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Cultura e spettacoli | 26 marzo 2026, 19:30

"Ai migranti serve aiuto, ma non pietà": Yousuf Saied, il rapper fuggito dalla Libia è l'autore di "Un eroe italiano"

Le riprese sotto la regia di Duccio Chiarini fino al 13 aprile. A firmare il film l'artista libico: "In Italia e in Europa c'è più classismo che razzismo. Se arrivassi su una Ferrari mi rispetterebbero tutti”

yousuf saied, in arte MC SWat

yousuf saied, in arte MC SWat

“Volevo due cose per questo film: che non ci fosse pietismo e che ci fosse umorismo. I migranti hanno bisogno di aiuto, certo, ma non di pietà. L’eccesso di pietà è una mancanza di rispetto dell’essere umano” così Yousuf Saied, autore del film “Un eroe italiano” le cui riprese sono in corso a Torino.

Fuggito dalla Libia e arrivato in Italia, a Siracusa, nel 2017 all’età di 28 anni, Saied è conosciuto nel suo Paese come rapper con il nome d’arte MC Swat Ha ottenuto nel 2019 lo status di rifugiato politico. Dopo aver vissuto il periodo del covid in Sardegna si è trasferito a Roma dove ha lavorato per tre anni come rider. Nel cassetto il sogno di scrivere un film.

“Quando è arrivato in Italia - spiega la produttrice del film, Marica Stocchi - è stato aiutato dall’associazione Refugee Welcome i cui attivisti si occupano di dare supporto ai migranti. Paola, attivista di Torino, si è occupata di lui cercando di capire cosa volesse fare. In Libia aveva lavorato a una produzione di cinema. Capito che non poteva fare rap in Italia, ha cercato di scrivere una storia. Paola lo ha messo in contatto con me e dal 2023 abbiamo cominciato a lavorare alla storia con al centro un migrante, ma che non fosse visto come una vittima”. 

“Non ho critiche su questo Paese - spiega Saied -. In Libia il concetto di razzismo è diverso dal vostro, io ho incontrato il vero razzismo. Molti episodi in Italia non sono necessariamente razzismo, ma solo un problema di cattiva comunicazione. Non ho imparato la lingua e di questo mi pento molto. Il razzismo per me è la presunzione di essere meno di te per il genere, la provenienza o il colore della pelle. Più che razzismo qui e in Europa c’è classismo. Se arrivassi in Ferrari mi rispetterebbero tutti”.

Il protagonista del film, Aigo, non ha nulla in comune con l’autore e non riprende la sua storia personale. “Il protagonista non ha nessun diritto per richiedere il diritto di rifugiato politico. È un ventenne arrogante che proviene dal Senegal e come tutti i ventenni senegalesi vuol tutto e subito - spiega Stocchi -.Aigo arriva da Ego, è un nome che non esiste”.

Il giovane, interpretato da Enrico Tijani (Mare Fuori), cerca in modo per ottenere la cittadinanza onoraria e cerca di farlo compiendo un atto eroico, ovvero salvare un pensionato, Antonio, interpretato da Andrea Pennacchi (Berlinguer - la grande ambizione).

“Enrico mi è piaciuto tanto, mi piace la sua energia - commenta Saied che solo una settimana fa è riuscito a raggiungere la troupe sul set -. È un piacere vedere le persone che lavorano al film, ma questo non è il mio lavoro. Volevo venire su per sapere se stava davvero succedendo”.

A dirigere il film è Duccio Chiarini, conosciuto a Torino per aver girato la serie “Cinque minuti prima”: “Torino è una città che amo tantissimo mi sento sempre a casa. La storia che Yousuf voleva portare sullo schermo mi aveva subito divertito. Ero contento quando mi proposero la regia perché avevo già in mente un soggetto simile e poi perché davvero un progetto libero da stereotipi e con questa idea di gettare il cuore oltre l’ostacolo. È una storia dal cuore grande”.

Con Duccio ci siamo incontrati a Roma - conferma Saied - È molto intelligente ed è riuscito a cogliere un concetto che avevo in mente. Lui mi capisce molto bene. Io iniziavo una frase e lui la finiva. Lì ho pensato di lasciargli il tocco creativo nella storia”.

Oggi Yousuf vive tra l’Italia e la Libia. “Sono tornato dopo otto anni perché le condizioni politiche lo hanno permesso. Amo il mio Paese ma sono dovuto scappare in seguito alla scomparsa di mio fratello. Scrivevo canzoni contro la politica e i miei genitori erano preoccupati, così me ne sono andato.  Sono tornato solo una anno fa. Mi piacerebbe proseguire in questo lavoro, ho iniziato a farlo in Libia e mi piacerebbe usare l’esperienza matura qui in Italia per continuare laggiù”.

Le riprese del film sono iniziate il 27 febbraio e proseguiranno fino al 13 aprile per un totale di sette settimane. “Torino era l’unica città in cui potevamo girare il film - commenta la produttrice - questo perché ci sono tre condizioni di cui avevamo bisogno: volevamo un città con un fiume, in cui ci fosse un rapporto non ghettizzante rispetto ai migranti e la presenza di una Film Commission. Torino è anche una delle poche città che permette di fare una commedia elegante”.

L'uscita è prevista nel periodo natalizio. 

Chiara Gallo

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