I sogni qatarini per rilanciare Palazzo del Lavoro sembrano diradarsi, allontanati dai venti gelidi di una crisi internazionale che non accenna a placarsi. Questo, tra le righe, è il commento del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, nel collegamento a TORadio dopo il weekend di Pasqua.
L’iconico capolavoro architettonico di Nervi, che per anni ha alimentato le speranze di una rinascita monumentale, resta oggi intrappolato in un limbo che lo trasforma, purtroppo, in un biglietto da visita degradato per chi accede alla città da sud.
I sogni qatarini
Il riferimento, non troppo velato, è a quel filo diretto con Doha che aveva acceso i radar della politica torinese. Le indiscrezioni più forti riguardavano infatti l'interesse di Sheikha Al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, sorella dell'emiro del Qatar e presidente dei Musei del Paese. Un profilo che suggeriva una destinazione d'uso legata alla cultura o all'arte di respiro mondiale, capace di trasformare il "gigante" di via Ventimiglia in un polo attrattivo internazionale.
Tuttavia Lo Russo congela, almeno per il momento, gli entusiasmi. Pur non parlando esplicitamente dell'indiscrezione su un'eventuale investimento proveniente dal Medio Oriente. Il quadro generale è profondamente mutato e le "turbolenze" odierne rendono tutto più difficile.
"Danni incalcolabili per la guerra di Trump"
A pesare come un macigno è l'instabilità politica globale, che Lo Russo ha analizzato con parole molto nette: "Questa guerra in Iran scatenata da Trump sta producendo danni incalcolabili dal punto di vista economico e anche dal punto di vista reputazionale per attrarre investitori. È una situazione complessa."
Nonostante la recente messa in sicurezza e le costanti interlocuzioni con la proprietà, Cassa Depositi e Prestiti, il futuro del Palazzo resta un rebus. Una certezza rimane: il Palazzo del Lavoro non sarà un centro commerciale.














