Proteggere chi ha il coraggio di denunciare e di esporsi, anche senza essere le vittime di un fatto criminoso o di un reato. Soprattutto nella fase temporale che intercorre tra la denuncia e la presa in carico da parte dello Stato, sia a livello di protezione che di sostegno economico.
Primo caso in Italia
Non esiste una forma analoga in tutta Italia per proteggere i cosiddetti testimoni di giustizia attingendo al fondo per la tutela delle vittime dell’usura: ora si potrà fare in Piemonte, grazie al protocollo firmato da Regione, procura e prefettura.
“Il testimone di giustizia è prezioso, ma rischia di essere poco riconosciuta e poco tutelata. E da uno spunto di un Consiglio regionale aperto sulla legalità siamo arrivati oggi al documento che firmiamo”, così il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. “Per il 2026 il fondo ha una capienza di 800mila euro”.
“Combattere la criminalità”
“Reati associativi, organizzazioni criminali e non solo - dice il prefetto di Torino, Donato Cafagna -. Sono ambiti in cui la collaborazione dei cittadini si rivela più preziosa, per si tratta di contrastare realtà molto chiuse. Serve la compattezza del sistema Stato per garantire la protezione e l’esistenza alle persone che si espongono. La legge prevede piani di protezione che arrivano fino al cambio di identità, ma pure fondi per garantire una vita dignitosa e la regione entra in questo ambito stanziando ulteriori risorse”.
“Schierarsi e denunciare conviene”
E il procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, aggiunge: “Ci sono difficoltà che spesso i testimoni di giustizia si trovano ad affrontare a livello economico. Un imprenditore lo raccontava nei suoi rapporti con il sistema bancario, con cui incontrava problemi peggiori di quando era ostaggio di organizzazioni criminali. Questo è un primo segnale di attenzione al contrasto della criminalità organizzata andando a tutelare una parte fragile nonostante sia un protagonista positivo”.
“Diamo il segnale che denunciare e schierarsi dalla parte giusta conviene, anche alla società - prosegue Bombardieri - e al sistema economico. Chi si schiera genera un cambiamento per sè e per la propria famiglia: è importante stare loro vicini”.
Modello Torino
“Tutto il nostro lavoro viene portato all’attenzione di giudici terzi che decidono del nostro lavoro - aggiunge il procuratore generale di Piemonte e Valle D’Aosta, Lucia Musti -. È la terza prova che la Regione dà da quando sono in carica di vicinanza: dallo scorrimento delle graduatorie dei concorsi per attingere forza lavoro ai nostri uffici, ma anche lo stanziamento di denaro considerevole da 500mila euro per approntare un’aula nel tribunale di Ivrea, senza il quale non si sarebbe potuto celebrare il processo sul caso di Brandizzo. È un modello Torino che si sta consolidando: siamo un corpo unico dello Stato in un territorio che purtroppo è cornice di presenze mafiose. Insieme al voto, denunciare è il gesto più alto a livello civico che può fare un cittadino”.
“Sostegno fin dal primo momento”
“È importante che chi collabora con la giustizia possa essere accolto e accompagnato fin dai primi momenti - aggiunge Alessandra Bassi, presidente della sezione penale della Corte d’Appello di Torino - quando viene avvicinato e colto da dubbi e incertezze".





















