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Politica | 10 giugno 2026, 15:27

Accessibilità urbana, la Città metropolitana affianca i Comuni

Il punto sui Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel territorio della provincia di Torino

Accessibilità urbana, la Città metropolitana affianca i Comuni

A che punto sono i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel territorio metropolitano? E quanto l’idea di accessibilità delle nostre città riesce ad andare oltre gli ostacoli fisici, per comprendere anche le barriere sociali, economiche, linguistiche e culturali? Sono alcune delle domande affrontate nel corso di “Smontiamo l’abilismo”, l’incontro formativo organizzato il 9 giugno dal Nodo metropolitano contro le discriminazioni della Città metropolitana di Torino e rivolto ai Comuni del territorio.

Il tema dei PEBA resta particolarmente impegnativo, soprattutto per le amministrazioni più piccole, dove spesso la carenza di risorse economiche e di personale tecnico rallenta la predisposizione dei piani. Eppure la ricognizione realizzata dalla Città metropolitana di Torino con IRES Piemonte e presentata nel dicembre 2025 mostra un quadro articolato, in cui non mancano esperienze significative. Dei 211 Comuni che hanno risposto all’indagine, 68 hanno dichiarato di aver adottato un PEBA. Tra questi figurano realtà molto diverse per dimensioni e caratteristiche: da Maglione, che conta poco più di 400 abitanti, e Perosa Canavese, con circa 500 residenti, a Comuni di medie dimensioni come Val della Torre, con circa 3.900 abitanti, Villar Perosa, con circa 4.000, e Strambino, che supera i 6.000 residenti. Hanno adottato il piano anche centri più popolosi come Ivrea, con oltre 23.000 abitanti, Venaria Reale, con circa 32.000, Chieri, con oltre 36.000, e Nichelino, che supera i 46.000 residenti. Un dato che suggerisce come la dimensione demografica possa incidere sulle difficoltà organizzative, ma non determini da sola la capacità di dotarsi di strumenti di programmazione per l’accessibilità.

L’incontro è stato introdotto dalla consigliera delegata alle Politiche sociali della Città metropolitana di Torino, Rossana Schillaci, che ha richiamato il ruolo dell’Ente nell’accompagnare i Comuni su questi temi. Accanto alle attività di sensibilizzazione e formazione, la Città metropolitana mette a disposizione dei territori le competenze tecniche e progettuali del’unità specializzata Assistenza tecnica dei comuni del Dipartimento Sviluppo economico, territoriale e sociale, che supporta le amministrazioni nella redazione dei PEBA e nell’individuazione delle priorità di intervento. Grazie a questa attività, nel biennio 2024-2025 sono stati predisposti i piani di Caravino, Lusigliè e Prarostino; il programma di assistenza proseguirà con Cambiano e Villar Dora nel 2027 e con Vaie nel 2028.

“L’accessibilità di una città non riguarda soltanto le persone con disabilità”, ha ricordato Schillaci. “È una questione che coinvolge tutti: gli anziani, le famiglie con bambini piccoli, chi si sposta con un passeggino e, più in generale, chiunque possa trovarsi a incontrare ostacoli nella vita quotidiana”.

Un concetto che è stato ulteriormente approfondito dagli interventi delle due relatrici, Alice Scavarda, sociologa della salute e assegnista di ricerca presso l’Università di Torino, e Alessia Volpin, Diversity & Inclusion Specialist di AccessiWay e organizzatrice del Disability Pride Torino. Le relatrici hanno ampliato il significato stesso di “barriera”, includendo non solo gli ostacoli fisici, ma anche quelli sociali, economici, linguistici e psicologici che possono limitare la piena partecipazione delle persone alla vita della comunità.

Il percorso formativo, articolato in una parte teorica e in momenti di esercitazione, non si conclude con questo appuntamento: il ciclo di incontri proseguirà infatti a settembre con una nuova occasione di confronto e approfondimento.

comunicato stampa

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