CONTINUA DALLA PARTE 2.
In attesa che gli esami tossicologici facciano piena luce sulle cause esatte del decesso di Nadia Ariana Di Claudio — trovata senza vita tre giorni dopo essere uscita dal carcere —, la sua vicenda riaccende i riflettori su un meccanismo clinico ben noto agli esperti. Come sottolinea il dottor Flavio Vischia, direttore del Dipartimento Dipendenze dell'ASL Città di Torino, quando si verificano decessi a ridosso della scarcerazione o dopo un periodo di allontanamento dalla strada, entra spesso in gioco una dinamica tossicologica precisa legata alla drastica riduzione della tolleranza: “Quando le overdose sono così isolate e puntiformi, bisogna prendere in considerazione l'evenienza di un'astinenza per lungo tempo. Chi muore per overdose spesso ha i ricettori ipersensibili perché per un lungo periodo non ha consumato, magari perché è stato in comunità o in carcere. In questi casi basta anche una dose non eccessiva di sostanza per causare il decesso.”
Chi consuma crack tende ad atti persecutori
Ma la drammaticità del quadro di Parco Sempione è ulteriormente complicata dalla diffusione del crack e dall'impatto diretto della sostanza sulla psiche di chi la consuma. Il crack agisce sull'organismo creando una duplice pressione: da una parte genera un bisogno di consumo talmente impellente da azzerare la percezione del pericolo, dall'altra sviluppa una spiccata tendenza agli stati persecutori, isolando la persona in un vissuto paranoide che trasforma ogni interlocutore in un potenziale nemico.
Vischia descrive una situazione in costante peggioramento e un contesto umano di forte fragilità socio-sanitaria:“Da un paio d'anni a questa parte la situazione sta diventando critica progressivamente. Quella zona rappresenta una sacca di emarginazione significativa. Nell'area nord intercettiamo settimanalmente circa 120 persone. Ma attenzione: sono popolazioni multiproblematiche, in cui c'è un policonsumo di sostanze, malattie infettive e comorbidità psichiatriche.”
Presidi di prossimità, unico ponte possibile
Una spirale che colpisce duramente anche le donne, ancora più esposte a dinamiche di ricatto e violenza legate all'approvvigionamento della sostanza: “Spesso la prostituzione avvicina la possibilità di avere dosi di crack e questo espone moltissimo la popolazione femminile al rischio di malattie sessualmente trasmissibili.”
La combinazione tra uso di crack, psicosi e deprivazione sociale erige un muro insormontabile verso le strutture tradizionali. Vischia rimarca chiaramente la funzione insostituibile dei presidi di prossimità come unico ponte possibile: “I nostri sono utenti che ai Serd non andranno mai. L'idea è incentivare i consumatori ad accedere ai nostri servizi di prossimità, ancora più accessibili. E da lì agganciare le persone: convincere una donna incinta a fare un'ecografia fetale, far medicare ferite che possono essere fonte di infezione, o fare da ponte per l'accesso allo screening delle malattie sessualmente trasmissibili, come al CeMuSS dell'ASL. Questi sono gli indicatori di riuscita di un intervento.”
I dati del Piemonte: dal picco degli anni '90 al calo costante
Mentre il dibattito pubblico tende a polarizzarsi, la storia sanitaria del Piemonte racconta un'evoluzione precisa. Nel 1990 la regione registrava ben 60 decessi per overdose all'anno. Dal 1996 è iniziato un calo costante — pur con fisiologiche oscillazioni — diventato ancora più marcato dal 2006. L'ultimo dato, aggiornato al 2023, parla di 15 decessi. Un calo strutturale arrivato parallelamente alla nascita e al consolidamento dei servizi di prossimità.
La radiografia di Torino: 35 storie di isolamento
Guardando invece alla città di Torino, dove si contano 35 casi censiti dalla mappa di Geoverdose in un arco temporale di dieci, i dati descrivono con precisione il profilo di chi muore in strada o in casa.
L'anagrafica mostra che il 94,3% delle vittime è uomo, pari a 33 persone rispetto a 2 donne, con un'età compresa tra i 18 e i 60 anni e una prevalenza di cittadini italiani superiore al 71%. L'eroina rimane la sostanza primariamente indicata nei decessi, presente nel 60% dei casi, affiancata da cocaina, farmaci e oppioidi sintetici.
L'elemento più indicativo resta però la solitudine: quasi tre persone su quattro, cioè il 74,3% per un totale di 26 vittime, muoiono completamente sole. In quei momenti non c'era nessuno accanto in grado di chiamare il 118 o utilizzare il Naloxone. Inoltre, i decessi si spaccano quasi a metà tra luoghi all'aperto, pari al 51,4%, e ambienti al chiuso, al 48,6%, confermando che il problema non è confinato ai soli giardini pubblici.
La geografia del rischio: il peso della direttrice Nord
Mappando le vie e le posizioni dei decessi, emerge la forte concentrazione nell'area settentrionale di Torino. Oltre la metà delle morti con indirizzo noto si colloca lungo la direttrice di Torino Nord, compresa tra i nodi di Porta Palazzo, Aurora, Barriera di Milano, Rebaudengo e Parco Sempione. Un secondo polo rilevante si registra attorno a San Salvario e alla stazione di Porta Nuova, mentre nei quartieri ad ovest e a sud la presenza appare più isolata.
Il mandato della Sanità Pubblica
La mappa e i numeri confermano la necessità di approcciare il fenomeno sul piano sanitario e scientifico. Il direttore Flavio Vischia rivendica con forza il mandato dell'ASL e il valore delle scelte compiute sul territorio: “La locuzione stessa 'riduzione del danno' indica che non si fa riabilitazione, ma che si cerca di limitare i danni in una popolazione selezionata. Se no sarebbe un intervento terapeutico-riabilitativo. Si cerca di limitare i danni e ridurre il tasso di mortalità, il che non mi sembra poca cosa. Lo dicono le comunità scientifiche e l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ritengo il modello di riduzione del danno attuato nell'Asl Città di Torino un modello virtuoso, svolto da professionisti capaci: la sanità pubblica opera per ridurre i rischi legati al consumo e a ciò che ne deriva.”
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Per leggere le puntate precedenti
SPECIALE PARCO SEMPIONE / PARTE 1. Da palcoscenico a parco della droga, la risposta è solo l’ordine pubblico?
SPECIALE PARCO SEMPIONE / PARTE 2. Riduzione del danno non è solo distribuire pipette pulite per il crack














