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Cultura e spettacoli | 16 agosto 2026, 11:16

La ricetta di Umberto Benappi per la Torino dell'arte: "Non solo fiere, servirebbe una seconda art week"

Il neo presidente di TAG racconta i suoi progetti per l'associazione delle gallerie: "Vogliamo creare un dialogo condiviso con la città e le istituzioni per attrarre i collezionisti tutto l'anno"

La ricetta di Umberto Benappi per la Torino dell'arte: "Non solo fiere, servirebbe una seconda art week"

È un anno intenso il 2026 per Umberto Benappi. A breve partirà il suo nuovo progetto espositivo nell’ex discoteca Tuxedo e da poco è stato nominato presidente di Torino Art Galleries - TAG. 

Già parte dell’associazione da quattro anni, raccoglie il testimone di Elisabetta Chiono. “Ha fatto un gran lavoro, ha speso tante energie per progetti nuovi e collaborazioni importanti. L’idea è di continuare sul suo operato, ingrandendo e implementato quello che è già stato fatto”. 

Come ad esempio lo scambio con le gallerie di Palma de Mallorca? 
“Quello in primis. Abbiamo ospitato le gallerie spagnole e a loro volta ci hanno ospitato in un periodo molto vivace. L’idea è di continuare con loro e di estenderci verso le altre associazioni di galleristi di Berlino e di Parigi”. 

Quali sono gli altri obiettivi che si è posto come presidente di TAG? 
“Un tema importante è quello economico, abbiamo aiuti dalla Fondazione Crt e dalla Camera di Commercio, ma stiamo cercando di creare delle opportunità per collezionisti, ma anche professionisti, per contribuire a progetti culturali. Siamo già partiti l’anno scorso con tre fasce di contributo, in cui possono versare alla nostra associazione una quota e in base a questa hanno diritto a diversi benefit dalle cene nelle gallerie, alla presentazione di prodotti, fino alle visite private e agli inviti alle inaugurazioni delle fiere. Questi budget ovviamente si possono poi detrarre dalle tasse. Si creerebbe una rete per la cultura e per portare i nostri artisti all’estero. Infine, mi sta molto a cuore una suddivisione strutturale dei ruoli all’interno dell’associazione, prima era quasi tutto in pancia al presidente, secondo me non è corretto. Lavorerà per suddividere i compiti che spettano a ogni galleria”.

Come sono i rapporti con le istituzioni al momento? 
“Tra gli obiettivi futuri c’è proprio quello di rafforzare il rapporto con le istituzioni, in primis con la città, ma non solo. Ad oggi manca un dialogo condiviso. Bisognerebbe una settimana, separata dalle fiere, con aperture condivise delle gallerie, dei musei e delle fondazioni così collezionisti o appassionati potrebbero scegliere un altro momento durante l’anno per venire in città. Un modo per fare rete con una seconda settimana dell’arte con tutta la città che si muove”.

Quali sono le prime iniziative in programma?
“L’apertura condivisa delle gallerie del 17 settembre e poi certo le iniziative durante la settimana dell’arte contemporanea”. 

Come vivono quella settimana in particolare le gallerie di Torino? 
“È il momento più importante a livello europeo e dove si concentra la maggior parte del collezionismo. Un momento cruciale in cui ci impegniamo al massimo sia con il calendario di mostre sia con l’apertura serale della notte bianca, le colazioni in gallerie e il dialogo che cerchiamo di avere con le istituzioni”. 

Tolta la art week, come sta andando il mercato per le gallerie d’arte? 
“Il mercato è solido, forse un po’ in crisi per la troppa offerta di arte di fiere che c’è. C’è un collezionismo nuovo ma frazionato su questo numero crescente di fiere e di iniziative. Torino è la città dell’arte contemporanea, per quanto piccola ha molta cultura da offrire e ha degli appuntamenti di qualità. Il collezionismo però si rivolge alla città durante le fiere. L’attenzione va calando durante l’anno, ma è un fenomeno globale. Spalmare durante l’anno sarebbe complicato perché non siamo una città così attraente per l’arte”.  

Parlando di collezionismo, qual è l'identikit del collezionista di oggi? C’è un pubblico giovane?
“C’è un nuovo collezionismo, dovuto alle nuove possibilità di spesa, sono per lo più avvocati, notai, commercialisti. Per la mia esperienza ci sono giovani che stanno entrando adesso nel mercato dell’arte. I figli di grandi collezioni sono un po’ ingessati, non vogliono cedere o vedere, ma avendo già tanto spazio non hanno voglia di comprare una collazione. Questo è un problema perché quando ho acquirenti che hanno case piene e non possono più comprare, si inceppa il circuito. Quando le collezioni sono ferme si blocca tutto un mondo. Avere persone nuove che iniziano ad appassionarsi, smuove il mercato”. 

Guardando al futuro delle gallerie e dell’associazione qual è il progetto più importante? 
“Allargare le collaborazioni, abbiamo necessità di aumentare la visibilità. Il sistema italiano investe poco sull’arte contemporanea, l’idea è di collaborare per proomiuvoere all’estero la nostra cultura e i nostri artisti”. 

Chiara Gallo

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