Alberto Savinio (1891-1952), alias Andrea Francesco Alberto De Dechirico, fratello del più noto Giorgio, è il protagonista della nuova stagione di mostre in Pinacoteca Agnelli insieme a Chris Ofili e a Iris Touliatou, invitati a interagire rispettivamente con l'opera di Manet della Collezione Permanente e con il billboard della Pista 500.
"Siamo alla vigilia di un traguardo importante - commenta la presidente Ginevra Elkann -. quello dei 25 anni della Pinacoteca, un traguardo che rappresenta un invito a riflettere sul cammino intrapreso ma soprattutto su cosa volgiamo costruire negli anni a venire. La Pinacoteca è nel cuore dei torinesi ed è riconosciuto nel panorama artistico internazionale. Vogliamo che sia uno spazio di formazione, conoscenza e benessere, un luogo in cui tornare, crescere e condividere. È con questo spirito che guardiamo al suo futuro".
"Questo è un museo che continua a pensare e ripensare il suo programma, in cui connettiamo il passato con la contemporaneità. Produciamo contenuti in dialogo con il presento. Un museo come luogo di attrito, non di conferma" aggiunge la direttrice Sarah Cosulich.
Alberto Savinio
Souvenir è il titolo della mostra che fino al 4 aprile raccoglie 75 opere dell'artista di Atene che, come testimoniato dagli scritti di Savinio stesso, teorizzò la corrente Metafisica con cui il fratello divenne celebre e di cui divenne capostipite.
La mostra si svolge non in ordine cronologico, ma seguendo i temi toccati a partire dagli anni '20, in cui l'artista passa dal dedicarsi alla musica, alla pittura.
"Savinio è un artista difficile da classificare - spiega Cosulich -. Proprio per questo resta contemporaneo. Quello che oggi ci sembra normale lui lo faceva un secolo fa. Nelle sue opere usa il passato per parlare del futuro".
Dalla mitologia, la cui influenza subisce dalla sua infanzia trascorsa in Grecia, passando al concetto della metamorfosi, fino alla memoria e alla famiglia. Sono alcuni dei temi cari a Savinio che con il fratello Giorgio De Chirico ebbe sempre un grande dialogo e un rapporto stretto e di complicità che si tradurrà nelle reciproche opere. Come per De Chirico, Torino fu luogo di passaggio negli anni '30, ma anche di ispirazione, tanto da essere ospitato in diverse gallerie, ragion per cui oggi molte delle opere in mostra appartengono a collezioni torinesi. Il ritratto di se stesso sottoforma di gufo, venne acquisito dal Comune di Torino per la Gam proprio dopo la sua prima mostra ospitata alla Promotrice di Belle Arti. A influenzarlo in particolare fu probabilmente il periodo del Risorgimento e le figure di Mazzini e Garibaldi, associati probabilmente a personaggi mitologici.
Chris Ofili
Il londinese Chris Ofili è l'artista chiamato a dialogare con la Collezione permanente della Pinacoteca, in particolare con l'opera Portrait of Laure di Édouard Manet, a lungo conosciuto con il titolo dispregiativo La Negresse.
Il suo lavoro, un grande dipinto e un acquerello, rilegge il quadre di Manet ridando dignità e autonomia alla figura di Laure. Un'opera che riflette un altro quadro di Manet, L'Olympia, in cui appare lo stesso quadro sullo sfondo, e che trae ispirazione anche dal film di Matteo Garrone, Io capitano.
"Non si sa molto della storia di Laure. Per tanto tempo il titolo offensivo ne ha cancellato la sua identità. Il dipinto di Ofili immagina la figura come a una Saint Laure, ispirata alle immagini religiose italiane, ma anche dal film di Garrone del momento del sogno in cui la madre guida i due cugini nel deserto".
Iris Touliatou
Un'altra ateniese è protagonista questa volta sulla Pista 500. Iris Touliatou mette in discussione le regole del Museo interrogandosi sui limiti dell'opera d'arte e su cosa significa produrre un'opera sito di produzione industriale. Violando la regola del dovuto di portare animali sulla Pista 500, lavora alla campagna di comunicazione per imparare il linguaggio degli uccelli e lo pubblicizza sul grande Billboard della Pista.























