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Cronaca | 21 giugno 2017, 11:10

Un tavolo tra le famiglie di Torino che ospitano i migranti: “Il progetto funziona. Esperienza bellissima”

Incontro tra i nuclei che ospitano in famiglia gli immigrati nel progetto dell'Ufficio pastorale migranti.

Un tavolo tra le famiglie di Torino che ospitano i migranti: “Il progetto funziona. Esperienza bellissima”

“Arricchente”, “utile”, “sorriso”. Sono queste le parole con cui le famiglie che aderiscono al progetto di accoglienza migranti hanno commentato la loro esperienza con i nuovi ospiti tra le mura domestiche. Il tutto durante un incontro tra i nuclei ospitanti all'Ufficio pastorale migranti, in cui ai partecipanti è stato chiesto di confrontarsi per capire punti forti e punti deboli del progetto, ormai attivo da quasi dieci anni.

La famiglia che ospita Secu, 22 anni, dal Mali, parla di “una strada che serve anche a noi”. A ospitare Alì è una signora di oltre 70 anni. Racconta dell'orgoglio nel vederlo diplomarsi alle scuole serali: “Quando tornava a casa da scuola, anche a mezzanotte, se aveva preso un bel voto mi alzavo e mi raccontava”. Parla una donna dell'est, che spiega come lei e suo marito siano arrivati in Italia diciassette anni fa, e abbiano potuto regolarizzarsi solo dopo un periodo di clandestinità, e che ora ha deciso di ospitare due ragazzi afghani: “Non volevamo che passassero quello che abbiamo passato noi. E' difficile il distacco, è quasi come se fossero figli nostri”. C'è anche la storia di un ragazzo africano, che passava ogni momento libero a dare una mano in casa: “Ci diceva che non voleva stare 'a scrocco', siamo stati noi a convincerlo a godersi il tempo libero”.

Il tutto è nato nel 2008 come progetto speciale del Comune di Torino e prevede uno step di seconda accoglienza: dopo il periodo nelle comunità, quando sono quasi pronti per un percorso autonomo all'interno della società, i migranti vengono inseriti in famiglia, per permettere loro un ingresso graduale. Nel 2015 il tutto è entrato a pieno nello Sprar del Comune e vede ad oggi turni di 28 beneficiari che passano un periodo di sei mesi in famiglia. Al termine del quale, peraltro, spesso rimangono legati al nucleo che li ha ospitati. Le famiglie che ospitano ricevono poco più di 400 euro al mese, da spendere in vitto e alloggio. “E' un percorso che insegna a inserirsi nel lavoro e a guadagnare, oltre che a risparmiare, cose che non sono scontate per chi non ha mai avuto un euro – dice Marcella Rudino, dell'Ufficio pastorale – Il progetto sta andando molto bene e altre città, come Modena o Bologna, hanno preso Torino come modello”.

Il tutto non è sempre facile, tuttavia: “Ovviamente le cose si complicano se poi i ragazzi non trovano lavoro: molti sono già inseriti in tirocini retribuiti, ma non sempre questi diventano un impiego”. Oltre a questo, il momento veramente duro è quello del distacco: “In alcuni casi le famiglie ospitanti ci hanno chiamato due giorni dopo il loro arrivo, dicendo che sembravano cresciuti in quella casa”. E separarsi diventa difficile.

Bernardo Basilici Menini

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