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Attualità | sabato 08 luglio 2017, 17:25

"La politica si deve aprire all'integrazione”: Monica Cerutti porta a Mirafiori il nuovo piano regionale per l'immigrazione

All'interno dell'evento TribalTOwn Africa Festival si è svolta la tavola rotonda “Lavoronero. Diritti negati e migranti nelle società europee”

Il dato che emerge con maggiore evidenza quando si guarda alla questione migranti, sembra essere l'unidirezionalità degli sforzi messi in campo. Poca attenzione alle politiche di integrazione, ma massimi investimenti per il reinserimento nei Paesi d'origine.

Senza tenere troppo in considerazione i motivi che hanno spinto i richiedenti asilo ad allontanarsi, rischiando la vita durante la traversata. Ed è da qui che è partita la tavola rotonda “Lavoronero. Diritti negati e migranti nelle società europee”, organizzata da Zonafranca Spazi Interculturali all'interno del TribalTOwn Africa Festival in corso a Mirafiori.

A moderare, Davide Rigallo, segretario regionale dell'Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa. “Il vertice dei ministri degli Interni a Talinn ha registrato un nuovo insuccesso per l'emergenza immigrazione”, ha detto in apertura. “Siamo di fronte a un pensiero unico, che non guarda all'inserimento dei profughi nella nostra società, ma alle operazioni da attuare per rimandarli indietro. L'intervento del Parlamento europeo dovrebbe favorire il Welfare, e invece i fondi sono sempre destinati agli organismi di controllo e polizia”.

Un andamento a senso unico confermato dall'assessore regionale alle pari opportunità e immigrazione Monica Cerutti. “Sul tema immigrazione si parla sempre in modo binario: c'è chi ha idee simili, oppure chi la pensa da tutt'altra prospettiva. Questa difficoltà di comunicazione denuncia una forte inadeguatezza politica, che vuole coprire l'incapacità di affrontare le situazioni più delicate. Un fatto che può dare adito a esternazioni molto preoccupanti, come quella del nostro ex primo ministro Matteo Renzi”. È recentissima, infatti, la dichiarazione scioccante estrapolata dalla sua nuova pubblicazione, Avanti: “Dobbiamo avere uno sguardo d'insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi. Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Ma non possiamo accoglierli tutti noi”.

E a conferma del saldo positivo dato dalla presenza di profughi nel nostro Paese, Cerutti ricorda anche quanto dichiarato da Tito Boeri, presidente dell'Inps, sulla fondamentale importanza degli immigrati neo contribuenti per mantenere il sistema di protezione sociale. “Dobbiamo provare a capovolgere l'approccio”, ha detto l'assessore, “altrimenti ci manterremo sempre in posizione di difesa, pensando in negativo. Come Regione stiamo lavorando a una legge di promozione della cittadinanza, che punta a eliminare l'approccio emergenziale. È già stata approvata in giunta, verrà discussa in Consiglio il 17 luglio. L'obiettivo è di creare una rete fra tutti i servizi territoriali destinati ai richiedenti asilo”. Tra le emergenze da risolvere, il lavoro nero e lo sfruttamento nei campi, da affrontare in collaborazione con l'assessorato all'agricoltura, e un nuovo piano abitativo che non si risolva nel troppo semplice svuotamento delle palazzine occupate. “Dobbiamo costruire una coscienza collettiva che vada in una direzione diversa. Si può pensare che sia velleitario, ma serve uno sforzo comune per farci promotori di una cultura nuova, aperta. E dire basta all'approccio securitario adottato da certi politici per paura di perdere voti”.

Al dibattito sono intervenuti molti altri esponenti del rapporto fra immigrazione e territorialità. Come Gianfranco Crua, di Carovane Migranti: “Oggi si parla di numeri chiusi, come se le frontiere fossero facoltà universitarie. E intanto in Italia è capillarmente diffuso il lavoro nero, con i caporali che costringono allo schiavismo degli esseri umani solo perché hanno un diverso colore della pelle”. Una situazione disastrosa che trova conferma nell'analisi di Abdeslam Jaouhari, dell'Ufficio Immigrazione Cgil di Torino: “Spesso gli stranieri sono costretti ad accettare condizioni lavorative molto sfavorevoli: si tratta di forme mascherate di irregolarità e lavoro nero, a scapito dei diritti di cittadinanza”.

Ad accendere l'atmosfera, Modou Gueye, presidente dell'associazione Sunugal, che lancia senza mezzi toni una provocazione alla politica: “Che cos'ha fatto la politica, in questi anni, in materia di immigrazione? Niente. Eppure, quante sono le associazioni di artisti stranieri, come la mia, in Italia? Tutti i bandi promossi per l'integrazione dei migranti sono in realtà delle prese in giro. La destra ci attacca, ma, in compenso, la sinistra cosa sta facendo? Non mette in campo adeguate strategie di comunicazione. Abbiamo bisogno di una sinistra coraggiosa, ora. Noi non vogliamo rubare a casa di nessuno, anzi, mi vergogno quando penso a molti ragazzi nigeriani che chiedono l'elemosina per strada. Perché sono i nostri territori a dare materie prime all'Occidente, mentre i migranti che arrivano qui sono costretti a fare gli schiavi. Servono allora delle vere politiche di inclusione, subito”.

Hanno concluso il giro di interventi Alberto Mossimo, di Piam Asti, che ha ribadito l'importanza del lavoro retribuito e l'inammissibilità della prestazione volontaria, Claudio Amerio, del progetto start up promosso dall'impresa agricola Maramao, esempio di un ente che ha volutamente istituito un bando rivolto a migranti potenziali imprenditori agricoli.

Le ultime battute all'assessore Cerutti: “Attenzione a non mettere al banco degli imputati chi concretamente sta cercando di fare qualcosa. Generalizzare è sempre sbagliato. Dovremmo cercare di costruire progetti propositivi mantenendo ognuno il proprio ruolo, facendo davvero dei passi avanti, e non denunciando soltanto”.

Manuela Marascio

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