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Eventi | 03 dicembre 2018, 10:22

Palazzo Madama ospita la prima giornata del convegno di Italia Nostra: Dalla tutela e conservazione alla valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Acaia in Piemonte

Appuntamento giovedì 6 dicembre dalle ore 14

Palazzo Madama ospita la prima giornata del convegno di Italia Nostra: Dalla tutela e conservazione alla valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Acaia in Piemonte

L’iniziativa che il consiglio regionale piemontese dell’associazione Italia Nostra organizza, nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario dei seicento anni dalla fine del principato d’Acaia, ha come obiettivo primario di richiamare l’attenzione sui tre più noti edifici, che testimoniano il secolo degli Acaia: il Castello di Torino (noto come Palazzo Madama), il Palazzo detto degli Acaia a Pinerolo e il Castello della città di Fossano, contribuendo a costruire le condizioni affinché anche il Palazzo di Pinerolo venga salvato dalla sua attuale condizione di abbandono. Il progetto rientra nell’ iniziativa “Monumento da salvare” 2018.

La struttura medievale di Palazzo Madama si deve alla committenza di tre principi d’Acaia: Filippo (1294-1334), Giacomo (1337-1367) e Ludovico (1402-1418). Il principato d’Acaia nel Medioevo comprendeva Torino e parte del Piemonte meridionale, cioè i territori al di qua delle Alpi della contea di Savoia, dati in appannaggio al nipote Filippo da Amedeo V conte di Savoia. Filippo promosse un importante cantiere edilizio nel 1317-21, allo scopo di ingrandire e trasformare in residenza principesca l’edificio medievale, già esistente, addossato alle mura romane e alla Porta Decumana.

Questo primo castello, tutto in laterizi, venne ulteriormente ampliato all’inizio del Quattrocento da Ludovico con l’aggiunta delle due torri poligonali verso Po, di un nuovo rivestimento in mattoni per le torri romane di facciata – che restavano inglobate nella nuova costruzione – , la realizzazione di un “viretto” (torre con scala a chiocciola all’interno), la decorazione delle sale principali, l’allestimento di un giardino ispirato a quelli dei signori del nord Europa (ricostruito nel 2011 nel fossato e oggi noto come “giardino della principessa”, cioè di Bona di Savoia, principessa d’Acaia che qui teneva pappagalli e falconi), e infine la messa a coltura di un frutteto e un vigneto contro le mura di epoca romana. Dopo la morte di Ludovico, senza eredi, il principato e il castello passarono ad Amedeo VIII, duca di Savoia, fratello di Bona.

Nei due secoli di governo di Torino da parte dei principi d’Acaia, il castello (allora noto come castello di “Porta Fibellona”), fu sede politica, amministrativa, giudiziaria e militare di grande importanza. Gli arredi quel periodo sono tutti perduti, ma gli inventari antichi restituiscono l’immagine di una residenza cortese di grande rilievo, con una stufa in terracotta, mobilio in legno intagliato e affreschi di Giacomo Jaquerio in diversi ambienti.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

comunicato stampa

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