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Economia e lavoro | 11 dicembre 2018, 10:00

L'innovazione bussa alla porta delle aziende torinesi, ma c'è ancora chi non vuole aprire al 4.0

Se quasi 7 imprese su dieci fanno ricerca e sviluppo, il 31% non ritiene che Big data o internet of things siano utili al proprio business

L'innovazione bussa alla porta delle aziende torinesi, ma c'è ancora chi non vuole aprire al 4.0

Sono l'avanguardia delle imprese del nostro territorio: giovani, vivaci, di prospettiva. In una parola, "innovative", eppure una su tre ritiene che Big Data e Internet of things (gli oggetti connessi alla Rete) non sono parole d'ordine utili al loro business. 

Può sembrare un controsenso, eppure lo dice la ricerca effettuata da Camera di Commercio di Torino, che dopo qualche anno di pausa è tornata - complice l'ondata del 4.0 - è tornata a indagare questo ambito del tessuto produttivo provinciale. Per la precisione, sono il 31% le imprese che si chiamano fuori, mentre circa il 32% si informa e chiede supporto su questo misterioso 4.0. Quasi 4 su dieci (38,4%) cerca un partner per muoversi all'interno di questi nuovi territori. Una sostanziale posizione di "dubbio" che finisce per non pagare in termini di accesso al credito.

All'interno del campione (sono state circa 1800 le aziende selezionate tra coloro che si mostrano più avanti, in termini di innovazione), meno di una su due ha sfruttato il piano nazionale di supporto all'investimento in tecnologie abilitanti (44%) e tra coloro che hanno investito quasi uno su tre ha scelto la sicurezza informatica. Gli altri si sono dedicati - appunto - a Internet of things e Big data.

Per chi si muove in un paradigma futuro è soprattutto il cliente a "spingere" sull'acceleratore dell'innovazione (64%), ma il ricorso al brevetto è piuttosto limitato (solo il 14%). Un dato che stupisce visto che ben il 42% fa innovazione di prodotto (ovvero mette sul mercato qualcosa di nuovo) e il 69% fa ricerca avendo un vestito in sviluppo nell'ultimo biennio. Su questi sentieri, il 42% degli addetti opera proprio in termini di ricerca e sviluppo prodotti.

"Un panorama vivace ma in cui non mancano criticità - fa notare Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di commercio torinese -. Per esempio la scarsa consapevolezza sull'utilità dei sistemi 4.0 e lo scarso ricorso ai brevetti".

Per spingere su questi fronti, proprio l'ente camerale conferma e rilancia numerosi servizi (gratuiti), dalle indagini di mercato per la start up alla sua messa in atto, autovalutazioni della qualità dell'innovazione e alfabetizzazione digitale, fino al sostegno nel tempo, una volta che l'impresa ha iniziato a camminare con le proprie gambe.

Ma al loro fianco, le imprese possono contare anche sul Politecnico. "Il nostro nuovo piano strategico vuole generare ancora più impatto sul territorio - conferma Giuliana Mattiazzo, vicerettore del Poli con la delega al trasferimento tecnologico - e stiamo intensificando gli incontri con le imprese proprio per spiegare come introdurre innovazione in azienda".

Massimiliano Sciullo

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