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Cronaca | 24 gennaio 2019, 14:36

La sinistra studentesca contro il Burger King: "Fuori i privati dall'università". Poi la protesta al rettorato di Torino (FOTO e VIDEO)

Da piazzale Aldo Moro il dissenso si è spostato davanti all'ingresso del rettorato. Manifestanti respinti dalla polizia in assetto antisommossa, fermato un ragazzo

La sinistra studentesca contro il Burger King: "Fuori i privati dall'università". Poi la protesta al rettorato di Torino (FOTO e VIDEO)

"Fuori i privati dall'università": è questo il messaggio lanciato oggi all'ora di pranzo in via Sant'Ottavio. Nuovo flash mob degli studenti contro l'apertura del Burger King nella palazzina Aldo Moro, di fronte a Palazzo Nuovo.

Dopo la protesta dei giovani di destra, oggi tocca alla sinistra. "È l'ennesima prova della privatizzazione degli spazi universitari, la mercificazione della ricerca sottoposta alle leggi dell'economia", spiega Viola. "Vorremmo una costruire campagna larga e inclusiva con tutti gli studenti, i ricercatori, i docenti e gli allievi del Gioberti". L'intento del flash mob era di entrate nel fast food con libri e pasto da casa e occupare gli spazi.

Bloccati all'ingresso del Burger King da schieramenti di polizia in assetto antisommossa, ora gli studenti hanno marciato verso il rettorato. Chiedono al rettore Gianmaria Ajani di lasciarli entrare e incontrarli. Cariche delle forze dell'ordine per impedire l'accesso ai manifestanti; fermato e identificato un ragazzo.

"Un fatto gravissimo - declamano i ragazzi -, anziché aprire l'università al dialogo ci lasciano fuori impedendo lo svolgersi di un flash mob che doveva essere pacifico".

Ora gli studenti sono assemblati fuori dal rettorato in attesa di risposte da parte dell'ateneo. Al momento il rettorato risulta completamente barricato, la gente non può entrare né uscire.

 

Poco prima delle ore 15, gli studenti hanno indetto un'assemblea a Palazzo Nuovo per pianificare le prossime azioni. La protesta di oggi dovrebbe quindi essere la prima di una serie di iniziative congiunte e coordinate tra vari utenti dell'Università di Torino. Per contro, da Burger King ancora non arriva nessuna dichiarazione ufficiale, mentre si attende una conferenza stampa la prossima settimana.

Dal punto vendita di via Verdi comunicano intanto la disponibilità ad "accogliere qualsiasi studente" - così come avvenuto pochi giorni fa durante il flash mob di gruppi giovanili di destra -, ma allo stesso tempo ribadiscono che l'apertura del fast food si inserisce in un più ampio piano di riqualificazione di piazzale Aldo Moro. Il ristorante di fatto è in affitto presso la società concessionaria USP, che si occuperà della gestione dell'opera per 29 anni dal termine dei lavori (per un costo totale di 50 milioni di euro). Come si legge sul sito di Unito, "il progetto prevede la copertura dei tetti a giardino, una modalità costruttiva sostenibile e utile al risparmio energetico e aree fruibili dai cittadini", anche per l'organizzazione di eventi culturali e momenti di incontro. 

Ma gli studenti non ci stanno. Per loro la priorità resta la fruizione immediata di spazi idonei alla studio e alla ristorazione. La pensa così Daniele, 23 anni, che studia Fisica ma è solidale con i colleghi umanisti: "Molti devono fare chilometri per trovare un'aula studio", dice. "Una multinazionale che produce cibo spazzatura non rappresenta gli interessi di una comunità sana", incalza Lorenza, 21 anni, studentessa di Lettere. 

"A Palazzo Nuovo - spiegano gli organizzatori del presidio di stamane nel "manifesto" pubblicato su Facebook - siamo costretti a mangiare per terra, non c’è una lunchroom o un luogo di aggregazione e socialità tra una lezione e l’altra. Inoltre molti piani risultano ancora inagibili da anni per la bonifica dell’amianto". 

A scaldare  gli animi è in primis una questione ideologica: il rischio privatizzazione dell'università sempre più accentuato, la tendenza alla speculazione ai danni dei giovani, trattati come "consumatori e prodotti su cui lucrare".

"Dopo i pesanti tagli all’istruzione pubblica soprattutto in seguito alla riforma Gelmini - dichiarano gli studenti -, le università italiane cercano, in una competizione sfrenata, di accaparrarsi fondi dagli enti privati territoriali, determinando la creazione di atenei di serie A e di serie B, a seconda del tessuto produttivo in cui sono inserite. I finanziamenti elargiti dai privati alle università hanno permesso così il loro ingresso all’interno dei Consigli d’Amministrazione, condizionando l’attivazione di nuovi corsi, dottorati e progetti di ricerca, volti solo ai loro scopi di profitto".

La manifestazione di oggi si è conclusa con un'assemblea pubblica nell'atrio di Palazzo Nuovo, dove gli studenti hanno commentato la chiusura al dialogo del rettore e definito i prossimi interventi. In tanti hanno mangiato per strada il loro pranzo, conservato in un contenitore di plastica. E se da Burger King garantiscono un controllo costante dei prodotti selezionati, un ragazzo, con una grossa mela gialla in mano, ha invitato i compagni a mangiare frutta e non il cibo del fast food: "Questo è il sapore della democrazia!", ha detto tra un morso e l'altro.

 

Manuela Marascio

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