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Politica | 21 febbraio 2019, 16:03

“Il Comune di Torino vuole chiudere un prezioso luogo di integrazione. Scelta miope e pericolosa”

Lo dicono Nino Boeti, Enrica Baricco, Giampiero Leo parlando del centro italo-arabo

“Il Comune di Torino vuole chiudere un prezioso luogo di integrazione. Scelta miope e pericolosa”

 

“Non rinnovare la concessione con il Centro italo-arabo Dar al Hikma significa una sola cosa: che si vuol chiudere una realtà che da anni lavora concretamente a favore dell’integrazione, del multiculturalismo e del dialogo interconfessionale. Il Centro creato dallo scrittore Younis Tawfik fa integrazione da quando a Torino questa parola era poco più che un auspicio. In via Fiochetto si promuovono importanti attività culturali, corsi di lingua e di cultura araba ed italiana, qui è stata creata una vera comunità dove persone provenienti da culture e Paesi diversi, con fedi diverse, si incontrano e si riconoscono in valori e regole condivise. Senza dimenticare come il Centro abbia sempre offerto generosamente la propria sede per decine di iniziative di solidarietà come quelle a favore delle popolazioni siriane e curde”. Lo dicono Nino Boeti, Enrica Baricco e Giampiero Leo, Ufficio di Presidenza del Comitato Diritti Umani delle Regione Piemonte.

“Il Dar al Hikma è un luogo prezioso per Torino. Un luogo di pace, di fratellanza, di solidarietà, di tolleranza. Un luogo dove si vincono i pregiudizi e si contrastano gli integralismi (ricordiamo, tra le altre iniziative, il convegno internazionale ‘Islam contro islamismo’ organizzato dal Dar al Hikma in collaborazione con il comitato Diritti Umani ed il coordinamento interconfessionale ‘Noi siamo con voi’, che ha visto presenziare a Torino le massime personalità culturali e religiose del mondo islamico)”.

“Un impegno portato avanti in questi anni da Younis Tawfik non solo con il Centro di cui è presidente ma all’interno del Comitato regionale Diritti Umani, dove da sempre è tra i partecipanti più attivi. Considerare il Dar al Hikma alla stregua di un ristorante etnico è segno di ignoranza e di miopia. La scelta di rinnovare la convenzione sulla base di motivi a dir poco pretestuosi, dimostra che l’amministrazione comunale vuol fare piazza pulita di quei mondi che creano vera integrazione. Come Comitato regionale dei Diritti Umani faremo tutto il possibile per opporci ad una scelta sbagliata e pericolosa”.

 

comunicato stampa

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