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Economia e lavoro | 19 aprile 2019, 11:00

Diamoci un taglio! Ecco come un team di ricercatori impugna le forbici mangia plastica

La storia del progresso umano è costellata di invenzioni e scoperte casuali, ma questa sembra batterle tutte per spettro di applicazione. E soprattutto per evitare che nel 2050 il peso della plastica nei mari superi quello dei pesci.

Diamoci un taglio! Ecco come un team di ricercatori impugna le forbici mangia plastica

“Dacci un taglio!”. Un modo di dire che ognuno di noi ha utilizzato almeno una volta nella vita, una metafora che suggerisce al nostro interlocutore di porre fine ad un comportamento noioso oppure, in un’accezione scherzosa, un invito a smettere di infierire quando ci viene ricordato a che punto della classifica è quest’anno la squadra del cuore.

Questa volta le forbici (anche se molecolari) distruggono i polimeri della plastica e aiutano il pianeta.

La notizia che da qualche giorno sta facendo il giro del mondo, animando i talk show green e i salotti in cui si frequentano istituzioni e scienziati, è che l’Università tedesca di Greifswald e il Centro di Ricerca Helmholtz di Berlino hanno pubblicato un report scientifico in cui si conferma la sintesi in laboratorio di due enzimi capaci di trasformare la plastica in materiale sostenibile.

Una vera e propria rivoluzione legata a conservazione ambientaleutilizzo consapevole delle risorse fossili e - perché no - economia, perché aver scoperto i segreti molecolari di questi catalizzatori dei processi biologici consentirà a breve di produrli in quantità illimitate e a costi ridottissimi.

Abbiamo quindi un nuovo amico del cuore, il Petase, una forbicina (molecolare) capace di tagliuzzare la plastica della nostra bottiglia di acqua in micro frammenti per poi passarli al cugino Mhetase che li riduce in particelle in grado di decomporsi e diventare biodegradabili. Buon appetito allora ai due enzimi mangia plastica che la comunità scientifica ha accolto come la risposta in grado di fare la differenza tra salvezza del pianeta e sopravvivenza dell’uomo alla plastica!

Ma non sorprendiamoci troppo per la casualità della scoperta perché la storia della scienza, e le stesse invenzioni della vita quotidiana, sono costellate di incredibili rivelazioni avvenute per caso.

Ad esempio, non tutti sanno che la Coca Cola doveva essere una medicina, oppure che il risotto giallo fu inventato a Milano alla fine del 1500 come scherzo ad un novello sposo, dorando i chicchi con lo zafferano, spezia che all’epoca veniva utilizzata solamente per dar colore ai dipinti. Così come i classici post-it colorati nacquero dallo sbaglio del dosaggio degli ingredienti di un materiale che invece di diventare una super colla originò un collante riposizionabile sulle superficie lisce. Il più clamoroso errore di calcolo fu quello di Cristoforo Colombo, che finì dritto in America invece che nelle Indie. Persino il famosissimo Viagra, utilizzato per aumentare la virilità, nacque dall’effetto collaterale di un farmaco inizialmente pensato per i dolori al petto causati da scompensi cardiaci.

Infine, per festeggiare insieme tutti questi errori perché non brindare con un buon bicchiere di cognac, oggi al top per la meditazione, ma che nel Medioevo era il risultato della bollitura del vino per la riduzione del peso e l’ottimizzazione del trasporto. 

Morale: gli errori sono inevitabili, meglio quindi farne tesoro.

Enrico Molinari

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