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Economia e lavoro | 15 maggio 2019, 18:18

Auto elettrica, l'allarme dei sindacati: "A rischio l'unica filiera già esistente nel Torinese e 46 posti di lavoro"

Il segretario generale Chiarle (Fim): "Nelle prossime settimane potrebbero annunciare la chiusura di Blue Car a Bairo Canavese". Mancino (Uilm): "Chiediamo a Pininfarina di utilizzare i lavoratori e lo stabilimento per produrre vetture elettriche". Lazzi (Fiom): "Pessimo segno per tutto il territorio l'automotive"

Auto elettrica, l'allarme dei sindacati: "A rischio l'unica filiera già esistente nel Torinese e 46 posti di lavoro"

Mentre il territorio di Torino si interroga sull'auto elettrica e sul futuro dell'automotive, scricchiolii sinistri arrivano dal Canavese, dove sarebbe a rischio Blue Car, azienda già operativa in questo particolare settore.

A lanciare l'allarme è la Fim CISL, per voce del segretario generale Claudio Chiarle: "Nelle prossime settimane è forte il rischio che la proprietà, il francese Bollorè, comunichi la cessazione della produzione dell’auto elettrica a Bairo Canavese. Si chiuderebbe così l’unica filiera produttiva di auto elettriche oggi presente in Piemonte mettendo a rischio il posto di lavoro di 46 lavoratori ex Pininfarina”.

“Un'ulteriore beffa per Torino e il Piemonte - prosegue Chiarle - che non sarebbe in grado di trattenere sul territorio, l’unico produttore di serie di auto, oltre a FCA. Da anni la FIM chiede che le Istituzioni e la politica si facciano carico di un progetto a sostegno della filiera dell’elettrico che comprende altre aziende oltre a Blue Car e che rischiano contraccolpi produttivi. L’unica reazione è stata della Giunta Fassino che affidò il car sharing appunto a vetture Blue Car”.

“L’azienda ha lavoro sino a fine anno, stante le nostre informazioni, in questi giorni ne discuteremo in assemblea con i lavoratori - concludono da Film - ma riteniamo urgente un coinvolgimento della politica e delle Istituzioni regionali per non disperdere questo patrimonio e chiederemo anche a Pininfarina, che è ancora proprietaria dello stabilimento, di farsi anche carico del futuro occupazionale del sito rioccupando i lavoratori”.

Dello stesso tenore i timori espressi da Alberto Mancino, segretario Uilm Canavese. "Venerdì scorso si è tenuto l’incontro in azienda tra i responsabili francesi della Bluecar, i rappresentanti aziendali locali e le Organizzazioni Sindacali e le RSU di Stabilimento. I rappresentanti della società francese hanno comunicato che non hanno ancora una risposta ufficiale sulla continuazione o meno per i prossimi 3 anni della loro presenza sul sito di Bairo. Hanno comunicato che nel momento in cui prenderanno una decisione ufficiale verranno a comunicarlo". Questo non basta però a rassicurare gli animi: "La nostra sensazione non è positiva ma attendiamo comunicazioni ufficiali. L’unica cosa certa è che i lavoratori sono in “distacco” dalla Pininfarina e se l’affitto non dovesse continuare le maestranze torneranno in Pininfarina che, ricordiamo, ha costituito una società ad hoc (Automobili Pininfarina) per produrre inizialmente la Pininfarina Battista, la hypercar elettrica più veloce e lussuosa". "Non accetteremo - conclude Mancino - né esuberi né problemi occupazionali, chiederemo alla Pininfarina di utilizzare lavoratori e stabilimento per produrre vetture elettriche".

E da parte di Fiom, il segretario di Torino e provincia Edi Lazzi manifesta la sua preoccupazione per un fatto che, "se fosse confermato, troverà la nostra opposizione. Ma soprattutto rappresenterebbe un brutto segnale per tutto il mondo automotive del territorio". "E' un caso piccolo, ma significativo di una carenza di prospettive che chiamano in causa anche Fca, visto che ormai è chiaro a tutti che la 500 elettrica non può bastare". 

Sulla questione è intervenuta anche Pininfarina con una nota ufficiale, in cui si ribadisce come "il contratto di affitto di ramo d’azienda in essere con il Gruppo Bolloré, avente ad oggetto lo stabilimento di Bairo, ha naturale termine il 31 dicembre 2022". E l'azienda di Cambiano ricorda inoltre che "il contratto può essere anticipatamente rescisso tre anni prima della sua scadenza. Al momento nessuna comunicazione formale in merito è intervenuta, fermo restando che il termine ultimo per la disdetta sarà il 30 giugno 2019".

Massimiliano Sciullo

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