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Attualità | 02 luglio 2019, 14:30

Panino nelle mense scolastiche torinesi, nelle prossime settimane la decisione della Cassazione

La Procura Generale ha chiesto alla Cassazione di respingere i ricorsi, presentati da Comune di Torino e Miur, contro la sentenza con cui la Corte d'Appello aveva autorizzato un gruppo di genitori a preparare il pasto da casa per i figli in alternativa alla refezione

Panino nelle mense scolastiche torinesi, nelle prossime settimane la decisione della Cassazione

Si saprà nelle prossime settimane se i bambini torinesi potranno o meno portarsi il "panino" da casa in mensa scolastica.

Questa mattina la Procura Generale ha chiesto alla Corte di Cassazione di respingere i ricorsi, presentati dal Comune di Torino e dal Miur, contro la sentenza con cui la Corte di Appello del capoluogo piemontese aveva autorizzato un gruppo di genitori a preparare il pasto da casa per i propri figli in alternativa alla refezione. La decisione è appunto attesa nelle prossime settimane. 

A commentare il dibattimento, via Facebook, è l'avvocato pro-pasto da casa Giorgio Vecchione. "Dal canto nostro - scrive - non potevamo che ribadire il fatto che il tempo mensa fa a tutti gli effetti parte del tempo scuola e fruire di quel segmento educativo non può essere condizionato alla fruizione obbligatoria di un servizio facoltativo a pagamento nell'ambito del principio generale di gratuità dell'istruzione inferiore". 

"Abbiamo enfatizzato e richiamato - continua - l'ormai consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa dei TAR e del Consiglio di Stato, richiamando l'attenzione del collegio sulle norme che nel caso di specie non devono essere liberamente interpretate, come hanno fatto le nostre controparti, ma devono essere rigidamente applicate".

"Infine, di fronte alle contestazioni delle controparti che affermavano la violazione del principio di uguaglianza e di integrazione dei bambini in caso di autorefezione, abbiamo illustrato e prodotto molteplici articoli di giornale che ci ricordano come quotidianamente i bambini che non possono o non vogliono pagare il servizio vengono serenamente "accompagnati all'uscio" ed invitati a non partecipare alla vita scolastica", conclude Vecchione.

Cinzia Gatti

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