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Sanità | 08 novembre 2019, 12:22

Il diabete colpisce sempre più torinesi, soprattutto nei quartieri più poveri e meno istruiti. La Asl mette in campo la rete

Soffrono Vallette, Barriera di Milano, Falchera, ma anche San Salvario o Mirafiori Sud. Per contrastare la crescita del fenomeno e le disuguaglianze tra i territori nasce una struttura che unisce specialisti, ambulatori, case della salute e ospedali

Il diabete colpisce sempre più torinesi, soprattutto nei quartieri più poveri e meno istruiti. La Asl mette in campo la rete

Una nuova rete per curare meglio i malati di diabete. Che in città sono 57mila, di cui il 70% sopra i 65 anni. Nel 2003 erano "solo" 34mila, quindi il numero è quasi raddoppiato in 15 anni e la percentuale sul totale dei residenti è salita dal 3,8 al 6,8%.

La Asl Torino presenta la sua nuova ricetta diabetologica proprio nella Giornata del diabete (con sedi aperte e visite gratuite, dalle 14 alle 17), per andare a rispondere non solo al numero crescente di casi (10000 solo nel periodo 2016-2018 e oltre 7000 decessi), ma anche a una distribuzione di questa patologia che su Torino è a macchia di leopardo. Ci sono quartieri che stanno meglio e altri che si ammalano di più.

Secondo gli studi, il diabete "trova casa" nei quartieri di a Torino Nord e Ovest, oltre a qualche zona di Torino Sud, mentre in centro e nell'area collinare oltre il Po si registrano valori più bassi. Dunque Falchera, Vallette, Barriera di Milano soprattutto, ma anche Mirafiori Sud e parte di San Salvario finiscono dietro la lavagna, mentre stanno meglio in centro, verso la collina, ma anche i quartieri come Crocetta, San Donato, San Paolo e dintorni.

A incidere ovviamente è la qualità della vita e le deprivazioni che chi abita in quella zona si trova o meno a sopportare. Ma anche il tasso di scolarizzazione incide: la probabilità di sviluppare il diabete è doppia in una persona con basso titolo di studio (e più soggetto a sovrappeso, obesità o sedentarietà).

Ma questa differenza viene meno quando si analizzano i dati sul tasso di mortalità per diabete, grazie all'applicazione delle cure. "La rete che oggi lanciamo è un frutto buono dell'accorpamento della Asl Città di Torino - spiega il direttore generale Valerio Alberti -. Il modello della rete è un modello su cui puntiamo moltissimo e che abbiamo messo in cima alla nostra progettualità e che vorremo applicare anche alla cure palliative, all'oncologia, alla gastroenterologia. Lavorare dunque su processi trasversali attraverso diversi ospedali, unendo professioni e specializzazioni diverse". "Innanzitutto bisogna lavorare sugli stili di vita e prevenire i fattori di rischio - prosegue Alberti - per contrastare l'insorgenza della malattia".

A giocare un ruolo chiave saranno i 12 presidi di territorio tra ambulatori, case della salute e l'ospedale Amedeo di Savoia, per le acuzie. Ma servirà anche la collaborazione degli specialisti e delle associazioni, per arrivare in maniera ancora più capillare ai cittadini.

In occasione della Giornata del Diabete, sarà possibile ottenere informazioni e valutazioni nei centri del Maria Vittoria, al Valdese, al Valletta e in Lungo Dora Savona.

Massimiliano Sciullo

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