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Sanità | 13 febbraio 2020, 05:55

Tumori e lavoro, grido d'allarme dell'Ordine dei Medici di Torino: “Occorre aumentare diagnosi e prevenzione”

Presentati i dati di un dossier realizzato dalla Commissione Salute e Sicurezza Ambienti di Lavoro: la problematica riguarda principalmente i tipi di tumore difficilmente attribuibili a cause lavorative

Tumori e lavoro, grido d'allarme dell'Ordine dei Medici di Torino: “Occorre aumentare diagnosi e prevenzione”

Sono 1500, in Piemonte, le persone che si ammalano ogni anno di tumore per cause professionali, con 500 decessi. Tra tutti questi casi, però, ne esistono moltissimi definiti “a bassa frazione”, ovvero difficilmente attribuibili al lavoro svolto durante la propria vita.

A lanciare il grido d'allarme, attraverso un apposito dossier, è la Commissione Salute e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Torino. In base ai dati rilevati, per questi tipi di patologia il legame professionale oscilla tra l'1 e il 20%: nel caso del tumore ai polmoni, ad esempio, la percentuale varia tra il 20% negli uomini e il 5 nelle donne, mentre per quanto riguarda quello alla vescica la stessa scende al 5% per gli uomini e allo 0,5 per le donne.

Secondo i dati Inail, però, solo il 5-15% di tumori attribuibili a cause lavorative viene riconosciuto e segnalato; tra le principali fonti di rischio ci sono l'esposizione a cromo esavalente, nichel, residui di saldatura, emissioni diesel, coloranti, prodotti chimici. Diverse sono, a proposito, le contromisure studiate dall'Ordine dei Medici, tra cui iniziative di formazione e aggiornamento, un sistema di valutazione della storia lavorativa dei pazienti in ogni azienda sanitaria e la semplificazione delle procedure di approfondimento dei casi di tumori sospetti.

“L'aumento delle notifiche riguardanti i tumori a bassa fraziona attribuibile - dichiara il dottor Riccardo Falcetta - consentirebbe di garantire il pagamento delle cure da parte di Inail e favorirebbe le richieste di risarcimento nel caso di contenziosi con i datori di lavoro”. Nella Commissione è stata coinvolta anche l'Università di Torino: “Dobbiamo riscontrare - commenta il professore di medicina del lavoro Enrico Bergamaschi - la scarsa preparazione sul tema al di fuori degli ambiti specialistici".

"La sensibilizzazione e il dialogo con tutti i medici, oltre a essere un obbligo deontologico, permetterebbe di migliorare sia la diagnosi clinica che la prevenzione; nell'ambito della formazione l'intermediazione dell'Ordine sarebbe un valore aggiunto”.

Marco Berton

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