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Eventi | 14 febbraio 2020, 09:26

Il Management porta "Sumo" al Cap 10100: "Siamo (e non siamo) sempre stati come siamo"

Seconda tappa del tour di presentazione del nuovo album per la band composta da Luca Romagnoli e Marco di Nardo: "E' il nostro 8½ felliniano"

Foto di Simone Cecchetti

Foto di Simone Cecchetti

Cinque album per crescere, specchiarsi e riconoscersi. E una felice "impasse" creativa dove a mettersi a nudo sono le emozioni più pure. Dopo i primi quattro dischi che hanno fatto del Management un nome di riferimento del movimento indie italiano, la band abruzzese composta da Luca Romagnoli e Marco di Nardo si è lanciata in una nuova stagione artistica e poetica, con la volontà di distaccarsi da ogni categoria precostituita e abbracciare una rinnovata autenticità. E stasera approda sul palco del Cap10100 di Torino (corso Moncalieri 18, ore 21.30) per la seconda tappa del nuovo tour. 

Registrato all’Auditorium Novecento di Napoli, ex studio della Phonotype Records, Sumo è un disco frutto della presa di coscienza di una maturità desiderata e raggiunta e del lavoro svolto in un ambiente e con strumentazioni all’avanguardia, la cui atmosfera, intrisa di storia, ha ispirato direttamente la nuova produzione della band. L’album è stato anticipato dal videoclip del brano “Come la luna”, seguito dal singolo “Sumo”.

Uno studio, quello napoletano, che, negli anni '60, come ricorda il gruppo, "cercava di essere tecnologicamente al passo con Abbey Road". Un'atmosfera d'altri tempi, malinconica e quasi magica, dove è palpabile l'amore per la tradizione napoletana. Tutti i più grandi sono passati di lì: Eduardo De Filippo in primis, e poi Totò, che ha scritto il testo di “Malafemmena” seduto in un angolo della sala di registrazione, mentre Roberto Murolo ha inciso la leggendaria “Luna Rossa”. E, non a caso, proprio una luna rossa è l'immagine scelta per la copertina dell'album. "Teatro, musica, cinema: stavamo calpestando la storia, toccando gli stessi strumenti che avevano toccato loro".

Maturità, si è detto. A livello di contenuti, ma anche musicale. Un album che, lasciate da parte le iniziali schizofrenie post operatorie (la nascita della formazione risale al 2006, tra i corridoi di un ospedale locale dove i membri della band erano ricoverati dopo un incidente automobilistico) ama definirsi "elettro-cantautorale".

"Un lavoro sicuramente intimistico - spiega Romagnoli -, che ci ha permesso davvero di denudarci dal punto di vista emotivo. Ma abbiamo raggiunto anche una maturazione nell'esperienza live, pulendo molto di più le nostre sonorità. Il primo concerto del nuovo tour ha riconfermato, nel pubblico, quanto di buono avevamo già visto appena uscito l'album. Abbiamo anche riproposto delle vecchie canzoni, alternando l'acustico, il punk e l'elettronico. C'era tutta la nostra storia, su quel palco".

"Più che il disco della svolta - continua - lo definirei appunto il primo disco dell'età matura. Non abbiamo più vent'anni, la nostra rabbia iniziale si è spostata su altro. Ci sono nuove paure, però. Più ancestrali. E' come vivere una sorta di seconda adolescenza. Chi in questi anni ci ha seguito, ha capito la nostra urgenza di raccontare altri concetti. E 'Sumo' vuole essere un po' una felice fase di stallo, come succede in '8½' di Fellini. Dentro ci sono i dubbi di scrittura, le domande sulle aspettative dei fan, come sarà accettato tutto questo da noi stessi. E, su tutti, l'incertezza del tempo che passa, quando si guarda al futuro".

A siglare il nuovo approdo, un'esplicativa quartina della poetessa Patrizia Valduga: "Io sono sempre stata come sono|anche quando non ero come sono|e nessuno saprà mai come sono|perché non sono solo come sono". 

"Sono versi  - conclude Romagnoli - che si riallacciano alla possibilità di non essere più. Spesso la gente si aspetta che un artista sia sempre uguale e fedele a se stesso. Ma noi non siamo solo quello che siamo. Si continua a lottare e si scrive sempre attorno a questo eterno dubbio: noi cambiamo, e cambiando dobbiamo raccontarci". 

Manuela Marascio

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