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Cultura e spettacoli | 25 marzo 2020, 18:51

Un pezzo di storia del cinema italiano moriva 60 anni fa a Pancalieri

Il torinese Arturo Ambrosio sfollò in paese durante la Seconda guerra mondiale e fece il regista della filodrammatica locale

Arturo Ambrosio in primo piano nella pellicola “Le Mariage d’Antoinette” del 1907.

Arturo Ambrosio in primo piano nella pellicola “Le Mariage d’Antoinette” del 1907.

Ha passato gli ultimi anni della sua lunga vita a Pancalieri, dove ha dato una mano come regista alla filodrammatica locale Aurora, prima di morire in un letto dell’ospedale il 25 marzo 1960, esattamente 60 anni fa.

Arturo Ambrosio è noto come il torinese che ha portato il cinema in Italia e la sua figura è ricordata anche nell’ambito di “Torino Città del Cinema 2020”. La sua storia è stata raccolta dal pancalierese Franco Senestro, figlio del ciabattino partigiano Giovanni, che ha gestito il cinema comunale dal settembre 1942 all’aprile 1978, e che conobbe Ambrosio, perché recitava nella filodrammatica.

Arturo è nato il 3 dicembre 1870 da Biagio e Isabella Craveri, si diplomò come ragioniere e coltivò la sua passione per la fotografia fino ad aprire un negozio di articoli ottici e fotografici in via Santa Teresa a Torino, che lo portò a diventare fornitore ufficiale di casa Savoia.

«La sua vita cambiò nel 1903 quando si recò a Parigi dove 8 anni prima era nato il cinema, inventato dai fratelli Lumière. Ambrosio infatti tornò con una macchina da presa e fece i primi documentari che ottennero successo e lo spinsero ad aprire la società di produzione cinematografica Film Ambrosio C., che cambiò il nome l’anno dopo in Anonima Ambrosio Spa e scritturò divi come Eleonora Duse ed Ermete Novelli» racconta Senestro.

Tra i suoi successi ci fu il primo premio al concorso mondiale di cinematografia con il flm “Nozze d’oro”: «Lo zar Nicola lo invitò in Russia perché voleva creare una cinematografia nazionale e lui accettò e realizzò numerose pellicole».

A stroncare la sua ascesa, fu l’avvento della Prima guerra mondiale: «Nel 1916 il suo stabilimento fu requisito dall’esercito per realizzare una fabbrica di materiale bellico e lui si trasferì a Roma per lavorare alla Scalera film – spiega Senestro –. Dopodiché tornò a Torino, ma nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale sfollò a Pancalieri». Perché Pancalieri? «Sua figlia Isabella si era sposata con Roberto Clara, podestà del paese».
E il legame con il paese era forte: «Il figlio di Arturo lavorava nella Metro Goldwin Mayer e faceva arrivare dei film prima a Pancalieri che a Torino. Per esempio il film La Signora Luna del 1941 di Theo Lingen è stato dato in prima visione a Pancalieri» rivela Senestro.

Al suo arrivo in paese, Ambrosio mise le sue conoscenze al servizio degli attori della filodrammatica Aurora, facendo il regista: «Mio padre mi raccontava che era una persona molto gentile e dava delle indicazioni in maniera garbata».

Marco Bertello

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